Pubblicato il: 9 Dicembre 2014 alle 12:40 pm

La rivincita di Jo De Guzman: da oggetto misterioso a probabile titolare

DE GUZMANE poi s’allunga un’ombra, in quella fascia di terra in cui si cerca Hamsik: perché quando il gioco si fa duro, Jonathan Alexander De Guzman si mette tranquillamente a sciorinare il suo calcio assai olandese, svestendosi dei panni del mediano o del centrale e inventandosi esterno alto offensivo, mezz’ala alle spalle del «Pipita» e, quando serve, persino goleador. Il campo è una vetrina che mostra quel che c’è «dentro» le partite, in questo Napoli che va a corrente assai alternata, non perde da undici partite ma intanto ne ha vinte (in questo periodo) soltanto cinque, ha entusiasmato ed anche inquietato, s’è speso, s’è perso e poi si è rialzato: con De Guzman, per esempio, che contro l’Empoli ha impiegato due minuti per risistemare la domenica e, se non ci fosse stato Sepe
SUBITO LUI. C’è un solo modo per ribaltarsi, per rialzarsi: a Marassi, alla prima, quando gli effetti del san Mamés s’avvertono ancora, per spezzare in due l’equilibrio e darsi una boccata d’ossigeno, ci pensa De Guzman, stavolta sul finire, in piena zona Cesarini, e però è un pareggio che viene tramutato in vittoria sul Genoa. E pure con il Cagliari, tra le pieghe della sofferenza, ci vuole un olandese che voli leggero, che inchiodi il pathos un po’ più in là, prima che Farias…

TRIPLO. Tre volte De Guzman in campionato e tripletta anche in Europa League, contro lo Young Boys, proprio nella serata in cui gli viene chiesto di travestirsi completamente da Hamsik, dunque incursore poco più dietro della prima punta (in quella circostanza Zapata): pallone a casa autografato e primo, autentico, leggibile messaggio inviato al San Paolo, per sottolineare che lui c’è sempre, quando serve, ovunque serva.

TUTTOFARE. L’emergenza l’ha spedito di qua e di là, un po’ largo a destra ma, innanzitutto, spostato a sinistra, per fare l’Insigne o il Mertens o per lasciare che lo facesse Hamsik, con il quale ormai entra in amichevole conflitto, perché le statistiche ed anche l’impatto che concede non restino sensazioni vuote: De Guzman ne ha cominciata una sola (in campionato) dall’inizio, ma i duecentoventicinque minuti che gli sono stati offerti sono stati sufficienti per farne un bomber, uno che segna ogni settantasette minuti; uno che adesso rimane lì, ancora alle spalle di Marekiaro, eppure gli fa ombra…

Fonte: Corriere dello Sport

Carmine Gallucci

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360 gradi è l'angolazione minima con cui osservo il mondo. Twitter: @CarmineGallucci

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