Melania Gabbiadini, sorella dell’attaccante in procinto di vestire la maglia del Napoli, gioca a calcio con la maglia del Verona, ed è una delle calciatrici più forti d’Italia.
Siete gli unici fratelli-bomber del calcio italiano?«E’ vero. Ora lui sta per fare il grande salto. E’ forte, nella testa soprattutto. Testardo. Lavoratore. Come tutti noi bergamaschi. Però io di scudetti ne ho vinti già quattro. Ora tocca a lui cominciare».
Per questo ha scelto Napoli?«Era pronto a fare il grande passo da tempo. Sa di andare in una squadra importante, in una delle piazze più prestigiose d’Italia. Gli ho detto di continuare a tenere i piedi per terra, perché lì è facile che ti portino in cielo, ma poi è altrettanto facile precipitare all’inferno al primo errore».
Da attaccante, gli ha insegnato lei a fare gol?«Non ha mai avuto bisogno di nulla. Ora in campo abbiamo le stesse caratteristiche e movenze, ma invidio il suo mancino. Pure nella vita siamo simili, tranquilli e molto umili. E testoni: se ci mettiamo in testa una cosa.».
E’ stata lei ad accompagnarlo al primo allenamento?«E’ vero. Sono più grande di sette anni. Quando aveva sei anni lo portai a giocare nella squadretta del paese, a Bolgare. Lui si presenta con i guanti: voleva fare il portiere, come il nostro papà Giuseppe. Solo che ogni volta che giocava fuori dai pali, faceva gol. Il suo destino era di fare l’attaccante. Lui però è sinistro, io destro. Ma certi gol li ha visti fare a me».
A chi somiglia?«Tutti dicono che ha il sinistro di Gigi Riva. Io non l’ho mai visto in azione l’ex bomber del Cagliari, però devo dire che quando in tv ci sono i suoi gol pure io penso che ci sia una certa similitudine».
Cosa le piace del suo carattere?«La tenacia. Non molla mai.Faceva l’apprendista all’officina meccanica di mio zio a 15 anni e poi andava ad allenarsi con l’Atalanta.E’ bravissimo con i motori, le auto, gli scooter».
Un vizio che non ha?«Io amo i tatuaggi, ho fatto anche un corso. Lui non tanto. Ma un anno fa ho convinto Manolo a farsene finalmente uno. E ora ha tre stelline che sono per lui un portafortuna».
Perché il calcio femminile è così sottovalutato nel nostro Paese?«Un po’ perché siamo maschilisti, un po’ perché non ci sono progetti. Per esempio, si potrebbe obbligare i club di serie A ad avere anche una formazione di donne».
Era una idea di De Laurentiis.«Bene, speriamo che prima o poi la metta in atto».
Invidiosa quando vede l’entusiasmo per il volley femminile?«No,solo rimpianti: ci fossimo qualificati per il Mondiale,magari anche noi avremmo avuto lo stesso successo di pubblico.Ma c’è tempo».
Le piacerebbe,un giorno,allenare i maschi?«Quando finirò magari andrò a Coverciano come ha fatto anche Carolina Morace.Però ora sogno solo di allenare una squadra di bambini».
Chi sono stati gli allenatori più importanti per Manolo? «Pioli è stato il primo che ha creduto in lui.Ma Mihajlovic è stato fondamentale per diventare quello che è adesso».
Benitez?«Uno che ha sempre fatto esplodere i giovani. Penso a Fernando Torres. E’ il tecnico giusto in questo momento per Manolo. Se ha detto sì al Napoli è stato anche perché c’è lui».
Fonte: Il Mattino

