Lippi: “Juve-Napoli? In una partita secca gli azzurri possono battere chiunque”

LIPPI 2309Ex tecnico di Juve e Napoli, nonché Campione del Mondo con la Nazionale Italiana nel 2006, Marcello Lippi ha parlato attraverso le pagine dell’edizione odierna de il Mattino del big match tra azzurri e bianconeri che decreterà il vincitore della Supercoppa Italiana.

Lippi, quanto vale una Supercoppa d’Italia?
«Tanto,nessuno sottovaluti l’importanza di questo trofeo.È una partita secca,che non risente del momento fisico o psicologico delle due squadre in quella fase della stagione.E poi è ancora più affascinante da quando si gioca all’estero».

La sua Juve vinse in Libia e negli Stati Uniti.«Ricordo la partita del 2003 contro il Milan nello stadio dei Giants Stadium.Eravamo sullo 0-0 ai supplementari: al 118’ il gol di Pirlo per il Milan, trenta secondi dopo il pareggio di Trezeguet.Vincemmo noi ai rigori, decisivo quello di Ciro Ferrara,che era partito dalla panchina e che avevo mandato in campo proprio per i tiri dal dischetto».

Quanto è equilibrata la sfida tra la Juve e il Napoli, distanti 12 punti in campionato. «Molto equilibrata: hanno il 50 per cento di chance a testa di vincere la Supercoppa. Non è un pronostico diplomatico,è una considerazione che deriva dalla qualità delle squadre.Vivono momenti differenti, vero,ma con quegli uomini il Napoli può battere qualsiasi avversario in una finale. La partita secca,appunto».
Quale idea si è fatto del Napoli, di una squadra che non riesce ad avere continuità di rendimento?«Fino a pochi giorni fa ero in Cina,non ho seguito da vicino le vicende.Ma un’idea sì,me la sono fatta: il Napoli ha sofferto per l’eliminazione dalla Champions League. Ci sono state poi belle partite,come quella contro la Roma,ma anche prestazioni deludenti,come quelle contro la Sampdoria,con un pareggio non meritato al 90’,e l’Empoli. Però, se leggi la formazione del Napoli…».

Stagione deludente che può essere riscattata?«Non siamo neanche a metà stagione, aspettiamo. I cavalli si contano al palo, i giudizi soltanto alla fine.E non mi permetterei mai di commentare il lavoro di un prestigioso allenatore come Benitez».

Ha detto Rafa che c’è autodistruzione nell’ambiente napoletano:è così?«È un ambiente in cui abbastanza facilmente si passa dall’esaltazione alla depressione,ma non c’è autodistruzione.Bastano due prestazioni di alto livello per riportare i 60 mila al San Paolo.E vincere un trofeo sarebbe l’occasione giusta».

E Allegri?«È stato bravo,intelligente e furbo. Perché ha saputo trasmettere a una squadra già forte le sue idee con calma,utilizzando il suo modulo non subito.Adesso è la sua Juve,una formazione che è sempre determinata ma che è anche veloce e fa più possesso palla.E che ha recuperato ciò che era un po’venuto meno,cioè la dimensione internazionale: visto che prestazione contro l’Atletico Madrid,una delle migliori formazioni d’Europa?».

Quale sarà la chiave della sfida di Doha?«Intriga il duello tra grandi attaccanti come Higuain e Tevez. La difesa del Napoli,senza voler indicare questo o quel giocatore,non è andata benissimo nelle ultime settimane e sarà messa a dura prova dalle punte della Juve e da eccellenti centrocampisti come Vidial, Pogba e Marchisio,molto bravi negli inserimenti. Dall’altra parte, però, ci sono calciatori di qualità come Higuain,Hamsik e gli esterni Mertens e Callejon».

Un’idea per battere la Juve? «Non mi permetto di dare suggerimenti, Benitez sa bene cosa fare e se la giocherà fino in fondo la sfida.Mi è piaciuto molto Higuain quando ha giocato accanto al giovane Zapata, partendo da lontano».

Lei è stato allenatore della Juve e commissario tecnico della Nazionale. Come Conte, che ha problemi con il suo ex club per la disponibilità dei nazionali negli stage.«Non credo che vi siano contrapposizioni,magari un’incomprensione dopo un grande amore…Quando un bambino si avvicina al calcio sogna la serie A, poi il grande club, però il massimo è indossare la maglia della Nazionale.Che è un sentimento,non soltanto una squadra,e dovrebbe essere interesse di tutti dirigenti,tecnici,giocatori – aiutarla ad esprimersi al massimo.Non si può ritenere un problema una chiamata in Nazionale.La vera difficoltà non è uno stage in più o in meno,ma la sintonia con le società,a cominciare dalle date della stagione.E c’è un altro aspetto che dovrebbe essere tenuto in considerazione: la presenza di italiani nelle squadre. Quando io ero ct, la quota era del 65 per centro mentre ora è del 35 per cento.È questo che rende difficile creare un senso di identità  e di appartenenza».

La Juve è la più italiana delle grandi squadre.«E infatti è la più forte».

Perché ha deciso di non allenare più?«Perché mi pesava tornare in Italia una volta ogni sei mesi.Non sono riuscito a godermi la crescita di Lorenzo,mio nipote: lo lasciavo bambino quando partivo per la Cina e lo ritrovavo alto quanto me,con una voce quasi da uomo.Mi avevano offerto un altro contratto triennale,ma ho preferito un incarico dirigenziale.Mi occuperò dell’area tecnica. Resterà il mio staff e arriverà Cannavaro,che i dirigenti del Guangzhou avrebbero già voluto come dirigente tempo fa. Ma l’idea di Fabio era fare l’allenatore».

Cannavaro sarà un allenatore alla Lippi?«Lo scopriremo. Farò un po’da chioccia,mai mi permetterò di dirgli di fare questo o quello».

Fonte: Il Mattino

Dario Catapano

Laureato in giurisprudenza e giornalista dal Febbraio 2014. Nelle cose che faccio ci metto il cuore...e la faccia! Facebook: https://www.facebook.com/dario.catapano1 Twitter: @DarioCatapano

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