Il Napoli, a Barcellona, torna a disputare una partita in Champions League dopo cinque mesi dalla gara di andata del San Paolo
Barcellona-Napoli è la partita e gli azzurri di mister Gattuso tornano a disputare una partita in Champions League dopo cinque mesi dalla gara di andata del San Paolo. Si riparte dall’1-1 maturato a Fuorigrotta, reti di Mertens per gli azzurri e di Griezman per i catalani. Stasera, alla vigilia del match del Camp Nou, Rino Gattuso e David Ospina presenteranno la partita direttamente dalla sala stampa dello stadio del Barcellona:
Ospina: “Sappiamo l’importanza di questa partita, l’abbiamo preparata bene vogliamo dare tutto. Sappiamo che giocatore è Messi, può cambiare le partite in qualsiasi momento, dobbiamo essere concentrati e fare la nostra partita. È una stagione particolare. In campionato abbiamo lasciato troppi punti per strada, ora siamo qui e vogliamo raggiungere un obiettivo importante per questa società”.
Gattuso: “Conosciamo le qualità del Barcellona. Dobbiamo fare una grande partita per uscire dal campo con un risultato positivo. Lorenzo Insigne si è allenato con la squadra, se domani sarà al 100% della condizione scenderà in campo. Ultimamente abbiamo praticato uno sport diverso dal calcio. Abbiamo faticato molto in questo periodo, non so chi è più avvantaggiato tra noi e i blaugrana in questa gara dato il momento. So che tipo di calcio voglio proporre e giocare. Da giocatore ho fatto cose importanti con caratteristiche diverse dall’idea di calcio che voglio esprimere oggi. Il pubblico è il calcio. Venire qui in uno stadio vuoto come il Camp Nou può essere un piccolo vantaggio. Quando ti abitui a vincere, vuoi vincere di continuo. Domani dobbiamo scalare l’Everest. La squadra del Barcellona è composta da grandissimi giocatori giovani, vederli giocare è uno spettacolo. Nella gara di andata li abbiamo colpiti sul palleggio. Dobbiamo essere bravi ad uscire dalla loro aggressione e giocare la gara ragionando bene nelle due fasi. Quando si giocano queste partite si deve pensare alla propria infanzia. I miei ragazzi devono ricordarsi da dove sono partiti”.
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