L’edizione odierna de Il Mattino confronta la classifica del Napoli con quella delle big d’Europa
Sarri, dopo la vittoria a Palermo, ha sottolineato con orgoglio che il suo Napoli, a nove giornate dalla fine del campionato, ha già un punto in più dei 63 che Benitez conquistò nell’intero scorso torneo, chiuso con la sconfitta contro la Lazio nello spareggio-Champions al San Paolo del 31 maggio.
Fare meglio di Rafa sul piano dei punti e del gioco: era quella la prima mission per il tecnico, che da qui al 15 maggio tenterà di recuperare sulla Juve e di vincere lo scudetto, a ventisei anni dall’ultimo trionfo firmato Maradona, l’uomo dei sogni del tifoso Maurizio negli anni Ottanta. Bisognerà capire quale sarà l’incidenza dell’eliminazione dalla Champions League sui bianconeri, domani attesi dal derby contro il Torino del bomber napoletano Immobile. Si è chiusa amaramente l’ultima settimana delle coppe europee, fuori tutte le italiane al primo confronto diretto.
Non c’è da sorprendersi: l’Italia non riesce a darsi un modello organizzativo né ad esprimere grandi talenti, ecco perché gli ultimi successi sono stati la Champions League dell’Inter nel 2010, la magnifica stagione del Triplete di Mourinho, e la Coppa Uefa (attuale Europa League) del Parma, allora di proprietà di Tanzi, nel 1999.
In questa stagione c’è stata la reazione del Napoli alla crisi di idee: quello di Sarri è il gioco più spettacolare e i numeri rappresentano un significativo indice di tale qualità. I 64 punti degli azzurri non sono soltanto uno in più di quelli ottenuti da Benitez con una squadra capace di fallire tre obiettivi su tre nell’ultimo mese e mezzo della scorsa stagione. Sono anche uno in più del Leicester, primo nella Premier League inglese, e del Real Madrid, terzo nella Liga spagnola. Le squadre del testaccino Ranieri, per sedici mesi allenatore del Napoli nel post-Maradona dal luglio 91 al novembre 92, e di Zidane, subentrato a gennaio a Benitez, sono i due poli di questa stagione calcistica: il Leicester è una favola, subito balzato in testa al campionato più ricco del mondo non ha più mollato il comando; il Real vive una delle sue annate più grigie, all’errore del presidente Perez di puntare su Rafa e sulla sua passione madridista non è riuscito a rimediare il lavoro del quasi esordiente Zizou, a cui resta la chance – difficilissima – di arrivare alla finale di Champions League per evitare di essere accantonato a fine stagione. Quello che è l’obiettivo del Bayern di Guardiola, protagonista dell’ultimo turno di Champions con la clamorosa rimonta sulla Juve. I tedeschi, al vertice della Bundesliga, hanno 66 punti, soltanto due in più del Napoli.
Il raffronto non può essere fatto con la Ligue 1, il campionato francese, stradominato anche quest’anno dal Paris St. Germain: 77 punti, a otto giornate dalla fine Cavani e compagni hanno già festeggiato il titolo nazionale, nella speranza di poter fare un po’ più di strada in Champions, dopo aver eliminato il Chelsea. Il distacco dalla seconda, il Monaco, è di 25 lunghezze. L’appeal del Psg sono i milioni assicurati dallo sceicco Al-Thani, il livello del campionato resta bassissimo.
A confermare l’eccellente dimensione raggiunta dal Napoli c’è un altro dato, quello delle percentuali delle vittorie di Sarri in campionato e nelle coppe rispetto agli altri due allenatori di vertice, Allegri e Spalletti, i due colleghi conterranei (Maurizio è nato a Napoli ma da sempre vive in Val d’Arno) che stanno volando con Juve e Roma. Sarri è arrivato alla percentuale del 66,67 per cento, ovviamente il massimo nella sua carriera; Allegri è assestato sul 66,33 per cento e Spalletti, che ha all’attivo 8 vittorie di fila in campionato e due sconfitte in Champions contro il Real, sul 66,66. È una percentuale destinata a salire con il bomber Higuain e con la squadra che non mollerà mai, aspettando che arrivi prima o poi un passo falso di un avversario finora straordinario.

