Le parole dell’ex attaccante partenopeo.
Dries Mertens, ex attaccante azzurro, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport:
Ecco di seguito le sue parole:
Che è successo dopo il ritiro di un anno fa? «Ho girato il mondo con la mia famiglia. Indonesia tre mesi, Australia tre mesi, Cina uno. In Australia abbiamo girato in camper». Mertens guida turistica. Un posto da consigliare? «Byron Bay: spiagge leggendarie… e puoi campeggiare sul mare». E un po’ di calcio? «Qualcosa. Ho giocato la partita di addio di Hamsik, poi la partita delle Napoli Legends con cui sono tornato al Maradona». Con un gol quasi da centrocampo… «Un tiro in porta dai, quasi normale. Era la prima palla che calciavo da una vita, non gioco nemmeno con i miei figli per strada. Mi sono un po’ stancato del calcio e non so che cosa farò ora. Ho voglia solo di giocare a padel e devo imparare a giocare a destra: non sono abbastanza bravo per stare a sinistra». Prevediamo il futuro di Dries Mertens. Da 1 a 10, quante chance di diventare allenatore, direttore sportivo o procuratore? «Allenatore 5. Direttore sportivo 8. Agente 0». E pizzaiolo? «Dieci». Continuiamo coi pronostici, chi vince il Mondiale? «La Francia o la Spagna». E il Belgio? «Abbiamo giocato molto giovani, abbiamo cambiato tanto e in un torneo così non si sa mai. Possiamo arrivare in fondo e magari vincere, ho visto il 5-0 alla Tunisia e la squadra mi è piaciuta. Rispetto al passato ci sono meno aspettative ed è un vantaggio: senza stress si gioca meglio». Chi deve giocare davanti, Lukaku o De Ketelaere? «Rom sta tornando e Charles sta bene: io dico di farli giocare insieme». Il Mondiale richiama per tutti i ricordi d’infanzia, giusto? «L’urlo di Maradona nella telecamera nel ‘94 mi impressionò. Diego era forza e personalità». Era più fortunato il Mertens ragazzino che aveva tutta la vita davanti o il Mertens di oggi? «Direi quello di oggi, anche se da piccolo giocavo a calcio tutto il giorno ed era bello. Mio papà mi portava agli allenamenti, andavo a scuola, alle 18 mi allenavo, alle 20.30 tornavo a casa e con quel traffico non c’era tempo per nulla. Mio papà mi ha insegnato tutto, è stato tutto per me». Non male pensare di aver poi giocato il Mondiale con il Belgio… «Il 2018 è un rimpianto: abbiamo perso con la Francia una partita chiusa, decisa da un episodio. Il momento più bello è il gol all’Algeria nel 2014: stavamo perdendo 1-0, sono entrato all’intervallo e ho segnato. Mi hanno mandato le immagini dei maxischermi in Belgio, la gente che festeggiava».
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