L’ anima del Taranto è un guerriero che, se potesse, prenderebbe a calci il pallone anche con i mocassini lucidi e la cravatta, pur di dare una mano alla sua squadra. Alla sua città. «Mamma mia come si soffre a guardare: nel derby mi sarei catapultato in campo. E infatti mi hanno espulso». Francesco Montervino, una trentina d’ anni di calcio giocato e sette mesi da dirigente, è sempre lo stesso irriducibile: uomo vero, professionista implacabile. E per fortuna del Taranto, verrebbe da dire, considerando che gli è toccato il ruolo, delicatissimo e complicatissimo, di direttore sportivo del Rinascimento. «Sto vivendo un’ esperienza straordinaria». Già, e con lui anche una città inebriata dal profumo dei ricordi di una grande tradizione e gradualmente meno diffidente: «I cinquemila del trionfale derby con il Brindisi mi hanno emozionato: è stata la vittoria più bella». Sai che panico, in caso di promozione?
CUORE TARANTINO. E allora, la storia di un ragazzo di 36 anni tornato a casa. La storia di un calciatore che ha visto l’ Europa con la fascia di capitano del Napoli al braccio sinistro, dopo aver mangiato la polvere e gli sputi della vecchia serie C, e che oggi s’ è tuffato in una missione decisamente più complessa ma probabilmente più emozionante. «Le difficoltà sono tante, certo, ma stiamo vivendo tutti un qualcosa di estremamente interessante e soddisfacente: bisogna rendersi conto che, dopo quattro fallimenti e ventidue anni di assenza dalla serie B, la società ha già pagato gli stipendi di febbraio. In anticipo». Tradotto: «Ora il club è sano, in ottima salute, e possiamo dedicarci a inseguire le soddisfazioni che lo straordinario pubblico di Taranto aspetta e merita da tanto tempo. Troppo».
MODELLO NAPOLI. Dopo l’ iniziale diffidenza, frutto di troppe delusione, il popolo ha ricominciato ad appassionarsi: «Domenica allo stadio con il Brindisi, per un derby senza particolari obiettivi di classifica, c’ erano cinquemila persone: è stata la più grande soddisfazione di questo percorso. E vincere in rimonta, nel proprio stadio, non ha prezzo».
E’ lecito credere nella promozione in Lega Pro? «Io credo nel buon lavoro, che alla fine paga sempre: l’ obiettivo è arrivare più in alto possibile, fino al playoff. Senza limiti ma con i piedi per terra. Avendo i bilanci in regola, tra l’ altro, potremmo anche entrare nel discorso dei ripescaggi. Vediamo. Il nostro progetto iniziale, comunque, è sempre stato triennale per la Lega Pro e quinquennale per la B». Scuola De Laurentiis, verrebbe da dire: «Ecco, il Napoli è il modello da seguire: la perfetta equazione tra i risultati sportivi e quelli societari».
L’ ANIMA. L’ azzurro, un colore mai dimenticato. «Il Napoli è sempre nel mio cuore e sempre lo sarà: è un amore infinito. Sono convinto che la squadra abbia i mezzi per raggiungere sia la finale di Europa League, dove non credo che il Trabzonspor possa rappresentare un ostacolo così complesso, sia il secondo posto: tiferò per sempre per gli azzurri». E per il Taranto. «E’ la mia città. La mia prima squadra da calciatore. La mia vita. E’ un sogno che sto vivendo e che non smetterò mai di inseguire: se guardo indietro e poi torno al presente, vedo sempre lo stesso ragazzino con il fuoco dentro. Al mio Taranto darò l’ anima. Fino all’ ultima goccia».
Fonte: Il Corriere dello Sport

