Grandi con le grandi. Nella vita accade puntualmente il contrario. Siamo abili a fare la voce grossa solo con chi immaginiamo essere a noi inferiori. Il Napoli un pò strambo di quest’anno, sconvolge le regole della vita. E del calcio. Punti sperperati, con fare fin troppo filantropico, contro formazioni di rango inferiore. Per la precisione sono ben 17 in campionato, lasciati nelle mani di Bologna (2-2), Chievo (1-1), Atalanta (3-0), Sassuolo (1-1), Parma (0-1), Udinese (3-3) e Cagliari (1-1). Magari non tutti, però se ne avessimo presi almeno la metà, ora staremmo rallegrandoci per una stagione di primissimo livello ed a 5 punti appena di distacco dalla Juventus. Sarebbe stato simpatico, sicuramente intrigante capire, adesso che qualche crepa si sta producendo in un assetto apparentemente inattaccabile, se Madame fosse ancora così sicura di tenere lo scudetto in petto per il terzo anno di fila. Magari no, sapendo di dover rendere visita al San Paolo. E tutti a chiedersi come mai, poi, Higuain e soci hanno sfoggiato il meglio quando c’era la serata di gala, oppure il confronto apparentemente impari.
La suggestione potente del 3-0 «asfalta-Roma» si associa all’1-0 nei quarti di Coppa, ed al 2-4 in campionato, rifilati alla Lazio; poi le due milanesi messe sotto con 6 gol segnati e 3 subiti in due sfide che hanno portato 6 punti al cassiere azzurro. La Champions, poi. Arsenal (2-0) e Borussia (2-1), hanno pagato lo scotto del San Paolo, mentre il Marsiglia è stato liquidato brutalmente con 5 gol tra andata e ritorno. Cinici e famelici contro le big, suadenti e permissivi con le meno blasonate: perché? Qualcuno sostiene che la responsabilità appartenga a quel senso di superiorità, che diventa debolezza, nell’errata convinzione che i 3 punti con le piccole siano in tasca prima ancora di giocare la partita. Ma c’è anche chi sostiene che tutto nasca dall’Inghilterra, a lungo frequentata da Rafa Benitez e dove ancora adesso vive a sua famiglia. Sarà stata l’aria proveniente dalla foresta di Sherwood, che avrà invaso l’abitazione a Liverpool di don Rafè. Guardatelo bene, magari qualche anno e un pò di chili in meno, ma con quel pizzetto (forse un pò generoso, rispetto al personaggio reale) assume le sembianze di Robin Hood. Sì, proprio l’eroe popolare inglese che amava sottrarre ai ricchi per dispensare gli stessi beni ai poveri in canna, perché massacrati dalle tasse. L’immagine, anche un pò oleografica, ci rappresenta nell’essere generosi al punto da sottrarre ai ricchi, sì, ma mettendo le mani nelle nostre stesse tasche. Una forma di generosità esasperata, sicuramente evitabile nel pensiero della popolazione partenopea che cerca vittorie sempre più prestigiose. Ben venga la Coppa Italia, un trofeo non si butta mai via, però l’abbiamo già sollevato 2 anni fa, battendo la Juve invincibile per tutta la stagione. Prendere punti alle ricche, e pure ai malandati della graduatoria. Questa è serie A, con il suo carico di spietatezza. E bene farà il Napoli ad adeguarsi in fretta, pensando al match contro il Sassuolo, con la stessa energia sprigionata nella notte di Maradona. La stagione è ancora lunga ed è obbligatorio continuare a battersi su tutti i fronti, perché non si può sapere cosa riserva il futuro a chi finora gli è andato tutto liscio. Perciò Napoli, senza pietà anche col Sassuolo e le altre invischiate nelle sabbie mobili. Perché buoni sì, ma fessi proprio no.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

