Quella corsa, quell’esultanza, quel dito dritto sulla punta del naso. Così lunedì, nella notte di Marassi, Duvan Zapata ha voluto esultare dopo la poderosa testata che è valsa un insperato pari alla formazione di Rafa Benitez. Un’ esultanza che non è passata inosservata. I maligni hanno ipotizzato che fosse rivolta al suo allenatore, reo di aver centellinato troppo le sue apparizioni sul manto erboso. Ma chi è vicino al calciatore ha subito smorzato le polemiche: Duvan ha voluto solo zittire i cori beceri del tifo blucerchiato. Ma di certo qualche sassolino dalla scarpa sarà saltato fuori perché, a conti fatti, il minutaggio di Zapata zittisce gli irriducibili scettici sopratutto se vengono analizzate le statistiche realizzative dell’attaccante ex Estudiantes.
E, d’altro canto, i non mentono: con 9 reti in 1.121’ Zapata ha di fatto messo a segno un gol ogni 124 minuti. Una media gol superiore a quella di Higuain (uno ogni 144’) e Callejon (uno ogni 197’). Se l’anno scorso sembrava ancora presto per questo tipo di valutazioni, la costanza con la quale il bomber di Cali riesce ad essere decisivo invita ad una riflessione.
Innanzitutto, e non è un dettaglio, non c’è più nessuno che si azzarda a mettere in dubbio le sue qualità. Un successo per il club azzurro che sotto
la gestione Benitez ha sbagliato pochissimo sul mercato. In secondo luogo, c’è da ammettere che sono in tanti a farsi una domanda: un attaccante così prolifico non meriterebbe più spazio?
I club che corteggiano il ragazzo, non a caso, non mancano, ed il suo agente ha ammesso oggi che a giugno se la situazione dovesse restare simile ci si comincerà a guardare intorno, escludendo però un addio a gennaio. Di fatto, con Insigne e Michu ai box, Zapata ha confermato di rappresentare un’alternativa di valore per l’attacco azzurro. Schierarlo con maggiore frequenza, magari come prima punta con il più mobile Higuain alle spalle, potrebbe essere una fruttuosa novità. I numeri sono dalla parte del colombiano: la palla, ora, passa a Benitez.
Fonte: TMW

