Il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna di Repubblica a proposito di quanto accaduto all’Olimpico prima della finale di Coppa Italia: “Non giocare avrebbe creato un serissimo problema di ordine pubblico e avrebbe messo in pericolo la vita di molti tifosi. Un prefetto deve garantire il principio su cui si fonda uno Stato di diritto democratico e, di conseguenza, è tenuto ad applicare la regola cardine dell’ordine pubblico. Se il tifoso fosse morto? Avrei fatto giocare lo stesso, il principio secondo il quale il diritto della maggioranza va tutelato dai tentativi di espropriazione e sovversione di una minoranza. Sabato sera c’erano 55 mila tifosi per assistere a una partita e avevano diritto di farlo. E ce n’erano 5 mila che sostenevano di volerlo impedire. Se avessi ceduto al ricatto di quella minoranza non solo sarei venuto meno al principio, ma il problema di ordine pubblico lo avrei creato io. E questo non è pensabile. Cosa si disse nel 2004 dopo la decisione di non far giocare il derby Roma-Lazio? Che le società e il prefetto di Roma avevano ceduto al ricatto delle curve. Genny ‘a carogna? Interloquito, non trattato. Quel tipo è stato informato delle condizioni del tifoso colpito alla schiena e della natura occasionale del ferimento. Volevamo solo tranquillizzare la curva che, a quanto pare, aveva scelto lui come rappresentante. Piaccia o no, le istituzioni hanno operato in stato di necessità, in nome di una ‘ragion di Stato’. Si lavora per la riduzione del danno. Il problema non è del sottoscritto o dei funzionari di polizia che, per evitare il peggio, sono chiamati al lavoro sporco di sedersi davanti a certi soggetti. Il problema è di chi li legittima: I tifosi, innanzitutto. E anche alcuni presidenti di società calcistiche che finiscono per attribuire un ruolo a questi signori. Anche la stampa mi sembra assai ondivaga”.
AreaNapoli.
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