Raiola contro tutti: “Prandelli ha idee perdenti, qualcuno in Italia pensava davvero di vincere il Mondiale?”

 
 
   

RAIOLA 2706“È vergognoso prendersela con il solo Balotelli: questa sì che è mancanza di equilibrio, specchio di un Paese in cui il calcio è morto”. Mino Raiola è in auto, ha appena visto Mario al rientro dal Brasile e ne prende le difese con considerazioni a tutto tondo. “Ma qualcuno in Italia pensava davvero di vincere il Mondiale? Io non mi sono stupito di questo fallimento. In Europa i nostri club non vincono più, come poteva la Nazionale fare il miracolo? Distinguiamo il calcio giocato dai nostri problemi veri. Non giudico le persone, non conosco Prandelli, ma la sua idea tattica era perdente. Come si può pensare di vincere con un solo attaccante in campo? Anche la Costa Rica ne schierava tre”.

Come sta Mario?
“È triste, anzi disperato. Solo Galliani lo ha tutelato mentre dalla Figc silenzio assoluto. Invece lui non ha accusato nessuno, semmai è depresso perché sa di non essere riuscito a esprimere tutto il suo talento. Ma io aggiungo: chi salvereste dell’Italia?”.
Appunto. Lei chi salva?
“Pirlo perché fa grandi giocate, ma il resto… Ho letto le frasi di De Rossi, non voglio commentarle e capisco la delusione ma quando ha segnato l’Uruguay in difesa non ho visto Mario, è colpa sua anche quel gol subito?”.
Neanche Buffon è stato tenero.
“Quando sento fare distinzioni tra senatori e giovani deduco che non c’era un gruppo unito. Tanto per fare un esempio: anche Pogba è giovane ma nella Francia non sento questi discorsi. Forse questo è quello che è mancato a noi”.

Mario ha parlato anche di razzismo.
“Lui mi ha spiegato che ha risposto ad una contestazione precisa, credo abbia parlato con dignità. Ricordiamo che lui ha scelto di essere italiano. Non lo è per caso come chi magari ora lo critica. Ed è orgoglioso di questa sua scelta”.
Certo alcuni atteggiamenti lo fanno passare per presuntuoso.
“È il solito equivoco. Io dico solo che è sottoposto a pressioni incredibili, ha tutta l’Italia addosso. Lui reagisce alla sua maniera, ma vi assicuro che non è semplice la sua situazione. Cosa gli devo dire? Io non ci riuscirei”.
Come vede il suo futuro in azzurro?
“Mario ha sempre risposto alle convocazioni con entusiasmo. Per lui è il massimo giocare per l’Italia. Ma non dipende da lui. Se dovessi credere alle critiche magari il prossimo c.t. non lo chiama…”.

E invece con il Milan che può succedere?
“Mario sta dove gli vogliono bene. Apprezzo le frasi di Galliani, ma ora voglio rispondere anche a quelle di Barbara Berlusconi. Se per lei è sostituibile, mi chiami in sede e una soluzione la troviamo: come sono abituato a fare. Ricordo che Mario aveva altre offerte importanti. Lui al Milan c’è per cuore, lei non lo so”.
In Nazionale cosa non ha funzionato?
“Basta vedere le altre squadre per capire. Non abbiamo più un’identità. Nell’82 vincemmo in contropiede. Poi Lippi ci ha illuso nel 2006. Stavolta ci siamo ridotti a puntare su un solo attaccante”.
È il calciatore di maggior talento.
“Anche l’Argentina ha il miglior giocatore al mondo. Eppure non ha ancora vinto il Mondiale e gli argentini non se la sono presa con Messi. Invece noi ce la prendiamo solo con lui, trascurando il resto”.

Cosa?
“Il nostro Paese ha un cancro. Siamo alla deriva anche nel calcio e nessuno si prende una responsabilità. A Coverciano non cambia nulla da decenni. Ai tecnici delle giovanili chiediamo solo di vincere: e chi forma i giovani? In Germania hanno scelto una strada e i risultati si vedono. Qui si pensa solo alle poltrone”.
Ma anche Abete si è dimesso.
“Non basta cambiare un singolo se il sistema non cambia radicalmente. Abete aveva già fallito perdendo l’assegnazione dell’Europeo 2008. Abbiamo così perso l’occasione di rinnovarci puntando su stadi moderni e strutture adeguate. In 6 anni non ha mai prospettato un progetto di rilancio e il problema non sono gli extracomunitari. Il prodotto oggi è scadente. Non stupiamoci se perdiamo i calciatori migliori e non arrivano più le stelle come una volta”.
Malagò ora chiede un cambiamento.
“Spero che si faccia qualcosa. Se non succede nulla, penso ad una provocazione: scioperiamo. Gli stessi presidenti devono riflettere”.
In che senso?
“In Premier League c’è una linea manageriale, autonoma dalla federazione. Da anni ripeto che serve un master plan con delle innovazioni concrete”.
Cioè?
“I presidenti hanno perso anni a litigare per spartirsi i denari delle tv. Invece è ora che facciano la loro parte per uscire dalla logica dei veti. O abbiamo il coraggio per rifondare tutto o rischiamo davvero tanto. Ora guardiamo ai guai della Nazionale, ma in gioco c’è il futuro di tutto il sistema”.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Carmine Gallucci

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