L’edizione napoletana di Repubblica sottolinea gli aspetti negativi del Napoli in questa stagione
Pesano come un fatidioso macigno, infatti, le 55 reti concesse dalla difesa agli avversari: 35 in campionato, 14 in Champions e 6 in Coppa Italia, che rappresentano il punto debole d’una macchina potentissima, ma ancora poco affidabile.
Il problema c’è e si vede, come del resto era già successo nella stagione precedente. Preoccupa dunque di più, con il passare del tempo, che Sarri non sia riuscito a trovare finora un palliativo, se non una soluzione. Il tecnico ha il gigantesco alibi degli errori individuali, a cui dalla panchina è quasi impossibile porre rimedio. Dei gol che il Napoli ha regalato agli avversari di turno è infatti difficile perfino tenere il conto.
Ghoulam domina la classifica degli “assist” involontari: addirittura 4 (2 alla Juve, uno all’Atalanta e l’altro al Torino). Ne conta un paio anche Jorginho, in Champions contro Besiktas e Benfica, a cui con le stesse modalità ha fatto un assurdo cadeau pure Albiol, in Portogallo. Passaggi diretti degli azzurri agli attaccanti delle altre squadre, come quello di domenica scorsa al Sassuolo, “firmato” con uno sbadato colpo di testa da Hamsik. Appena meno gravi, ma con modalità quasi identiche, gli svarioni di Tonelli con il Milan, Koulibaly con la Roma, Hysaj con la Sampdoria.
Il rito si è ripetuto questa settimana, in vista della decisiva trasferta di domenica sera contro l’Inter a San Siro. Ma agli errori dei singoli, nonostante la buona volontà di tutti, è difficile porre rimedio. Non è un caso che la società stia già lavorando sul mercato per rinforzare la difesa, in vista della prossima stagione. Ma nel frattempo Sarri dovrà porsi qualche domanda anche su altri numeri, che mettono in evidenza un malessere generale del Napoli: al di là dei limiti contingenti del reparto arretrato. Gli azzurri hanno infatti subito finora la stragrande maggioranza delle loro reti durante i secondi tempi: il 72 per 100 in campionato, addirittura il 75 per 100 (15 su 20) nelle Coppe. Entra in gioco dunque anche una componente psicofisica, sotto forma di stanchezza o più probabilmente di un calo di concentrazione: imputabili pure a centrocampisti e attaccanti.

