Rocchi, indagine aperta da oltre un anno a Milano
L’inchiesta su Gianluca Rocchi non nasce nelle ultime settimane. Secondo quanto riferito da Corriere della Sera, la Procura di Milano lavora da oltre un anno sull’ipotesi di frode sportiva legata al designatore arbitrale della Serie A. Un dettaglio importante, perché colloca l’avvio degli accertamenti ben prima della denuncia presentata alla giustizia sportiva dall’ex guardalinee Domenico Rocca.
Il quotidiano mette infatti in evidenza che il procedimento avrebbe preso forma in modo autonomo rispetto a quel passaggio, dentro un’attività investigativa già avviata da tempo. Questo il passaggio riportato: “L’inchiesta della Procura di Milano sul designatore degli arbitri di serie A Gianluca Rocchi, per l’ipotesi di reato di frode sportiva, è in corso da più di un anno: dunque prima della (e indipendentemente dalla) denuncia alla giustizia sportiva fatta dall’ex guardalinee Domenico Rocca, deluso per essere stato ridimensionato dalle valutazioni della commissione arbitrale nazionale”
Un altro punto toccato riguarda gli strumenti investigativi che potrebbero essere stati utilizzati. Il ragionamento del quotidiano è che, se l’indagine era già attiva nella primavera del 2025, non si può escludere che la conoscenza degli inquirenti si basi non soltanto su testimonianze, ma anche su eventuali intercettazioni. Un’ipotesi collegata all’evoluzione normativa sul reato di frode in competizioni sportive, la cui cornice sanzionatoria è stata modificata nel tempo.
Su questo aspetto, il giornale scrive: “Ulteriore deduzione che si può trarre è che allora la fonte di questa asserita conoscenza investigativa potrebbe radicarsi non soltanto in qualche sinora non nota testimonianza, ma anche in altrettanto potenziali intercettazioni in corso nella primavera 2025: infatti l’ipotesi di reato di frode in competizioni sportive, introdot ta dalla legge n. 401/1989 con limiti di pena da 6 mesi a 2 anni che non consentivano intercettazioni, nel 2014 è stata modificata con il rialzo della pena da 2 a 6 anni, che dunque in linea teorica avrebbe potuto legittimare il ricorso a questa tecnica di indagine”
Il quadro, quindi, si fa ancora più delicato. Non solo per il peso dell’indagine in sé, ma anche perché suggerisce un’attività istruttoria più ampia e più radicata nel tempo di quanto emerso finora.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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