Arrigo Sacchi ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de ‘La Repubblica’:
«Abbastanza. Anche se le nostre squadre danno il massimo quando incontrano avversari di grande nome. Alla Roma poteva andare molto peggio ma non c’è da stare sereni, lo Shakhtar è ottimo. Il vantaggio è che la Roma non è una squadra tipicamente italiana: ha messo al centro del progetto il gioco, Di Francesco è uno dei pochi maestri di calcio, gioca un futbol moderno. Cerca il dominio, è “ottimista”. Se non lo sei inibisci la tua qualità».
«Quando in Italia è molto caldo non diciamo mai che sia condizionante per le altre, no? Il timore è un altro: Roma a volte ti porta al rilassamento, questo sarebbe un guaio, lo Shakhtar è pericolosissimo, ha sorpreso anche il Napoli. Non hanno nomi famosi, ma è moderno, ha giocatori di grande abilità tecnica e gioca un calcio offensivo, come tutte le grandi squadre».
Anche la Juventus lo è.
«Ha un grandissimo allenatore tradizionale. Che sviluppa in modo elevato l’ortodossia del calcio italiano. E lo dice chiaro. È un vincitore a cui non interessa essere protagonista. La Juve è la più forte della serie A, ha i calciatori più forti ma non sempre li alimenta. A me piace chi è disposto a rischiare: è nel rischio l’inizio dell’avventura. Churchill diceva che cambiare non equivale a migliorare, ma per migliorare serve cambiare».
Ma è l’unica italiana arrivata in fondo negli ultimi anni.
«È andata in finale tante volte, ne ha vinte due. Ma non sempre mi ha convinto. È il club più competente e organizzato del mondo, con il Real. Mi piacerebbe uscisse dall’idea settantennale del nostro Paese: ne ha i mezzi».
Il Tottenham è al suo livello?
«Ha fatto benissimo, è squadra piena di talenti giovani, gioca un calcio propositivo, ha un campione come Kane. Ma la Juve ha altri valori. A livello europeo il Tottenham non esiste. Gioca bene, ma quando c’è da stringere fatica, mentre la Juve è campione del mondo a farlo».
Alle italiane manca un pezzo.
«Mi è dispiaciuto per il Napoli. È squadra internazionale, ma ha il limite di voler spendere molto poco. Le idee contano più dei soldi, ma così è difficile: la Champions è terribile, contro il City consumi un 25% in più di quanto consumi nelle partite italiane».
Ora a Sarri resta l’Europa League. Può vincerla?
«Il Napoli ha speso tanto mentalmente, giocando a livelli a cui non è abituato. In più ha avuto sfortuna. Con gli infortuni e a pescare il Lipsia, che gioca a ritmi vertiginosi, praticando un calcio totale, con intensità, ma commettendo qualche errore difensivo. Solo in Italia giochiamo un calcio costipato».
A proposito: crede che la Champions la vincerà il City?
«Dopo la vittoria sullo United ho scritto a Guardiola: “La differenza l’ha fatta il gioco”. Se vinci con l’affermazione delle tue idee hai la storia davanti».

