Stipendi Napoli, mai nella storia azzurra così alti
A un passo, molto piccolo, da quota 100 milioni. Grazie all’ultimo rinnovo, quello di Mertens, De Laurentiis raggiunge i circa 95 milioni di euro di ingaggi pagati ai suoi calciatori. È il record assoluto da quando è alla guida del Napoli. Mai nella storia del club sono stati pagati stipendi così alti. Il monte ingaggi continua a salire, con un boom del 10 per cento rispetto a un anno fa di questi tempi (circa 88 milioni), quando in rosa c’era ancora Higuain e la sua sfavillante busta paga. Via il Pipita con i suoi dodici milioni (al lordo) d’ingaggio, il patron De Laurentiis e il suo uomo dei conti, Chiavelli, hanno spalmato la cifra risparmiata sugli altri uomini della rosa. Altro che risparmi: prima il rinnovo di Hamsik e poi via via tutti gli altri. Sono ben tre, adesso, i giocatori azzurri con stipendio superiore ai 4 milioni: Hamsik, Mertens e Insigne. E Callejon, Reina, Milik, Koulibaly e Albiol viaggiano intorno a 2,5 milioni a stagione (chi più, chi meno).
L’addio dell’argentino non è coinciso con un risparmio. Anzi. Il Napoli, da quando è tornato in serie A nell’estate del 2007, ha sempre visto crescere il suo monte ingaggi. Sempre. Tranne che nell’estate del 2014, il secondo di Rafa Benitez. Era la stagione in cui il Napoli si era qualificato al preliminare Champions: il dubbio sulla partecipazione o meno alla fase a gironi (gli azzurri vennero poi eliminati dall’Athletic Bilbao) spinse il club a un dimagrimento del monte-stipendi. Le cessioni di Reina, Pandev, Behrami e Armero fecero calare da 79 milioni (nel 13/14) a 70 (14/15) gli ingaggi della società. Dopo, anche questo dato è tornato a crescere: 77 milioni nella stagione 15/16 e ben 88 milioni un anno fa, di questi tempi. Mai aveva pagato tanto la sua rosa, il patron azzurro. Il primo anno di Benitez, nella stagione 2013/14 il monte ingaggi era schizzato in maniera vertiginosa verso l’alto. Praticamente quasi il 40 per cento in più di dodici mesi prima (nel 2012/13 gli stipendi erano di circa 53,2 milioni di euro). La stessa cosa era avvenuta nell’estate del 2011: De Laurentiis fece impennare gli stipendi da 28,3 milioni a 41,2 milioni. All’incirca un incremento del 45 per cento in più. Punto in comune? La partecipazione alla Champions.
Adesso siamo a 95 milioni. E la Champions non è sicura. Seenza tener conto dei rientri di De Guzman e Zuniga che pesano ancora nei bilanci rispettivamente di Chievo e Watford. Uno sforzo significativo che ora andrà al vaglio del campo. Per ora accontentiamoci di una valutazione di natura economica più ampia: gli investimenti in stipendi sono figli dell’ottimismo.
D’altronde, partendo dai circa 95 milioni degli stipendi-base è facile prevedere che il costo del lavoro toccherà i 100 milioni di euro. La stima è per difetto perché, con l’adozione dei contratti flessibili, adesso ogni calciatore può legare i propri introiti agli obiettivi personali più disparati, come gli assist, le presenze, i numeri dei gol. Questa dinamica retributiva è innovativa e permette ai club d’ammortizzare i rischi e condividerli con i calciatori. In prospettiva ciò aiuta a diluire l’imponente onere degli ingaggi.
Il Napoli quest’anno destina agli stipendi i proventi dei diritti televisivi della serie A (circa 75 milioni di euro) e parte dei premi della Champions. Un bel coraggio, non c’è che dire. Perché è un volume di stipendi, questo, che (malauguratamente) in rapporto a un giro d’affari senza Champions, sarebbe davvero elevato. Dunque, nessuna sforbiciata del costo del lavoro, nessuna politica di risparmio. Juventus, Milan, Inter e Roma sono ancora avanti, in questa classifica. Ma, grazie a Dio, il calcio non è uno spietato listino di Borsa, dove chi più spende, più vince. O meglio, non sempre questa è la regola. Il calcio è piuttosto un generoso campo da coltivare che ripaga sempre chi lo lavora bene come è il caso del Napoli di Sarri.
Fonte: Pino Taormina per Il Mattino

