Terra mia, terra mia, comm’è bello a la penzà
Terra mia, terra mia, comm’è bello a la guardà
È morto Pino Daniele. Questo è il momento del cordoglio. A voce sommessa si devono esprimere le condoglianze alla famiglia. Ci si commuove ascoltando la sua voce, le sue canzoni, la sua poesia.
Davvero abbiamo l’impressione che un’ altra stella di Napoli ci abbia lasciati e se ne sia andata a brillare su nel cielo la notte scorsa, ma non è questo il momento di parlarne. Le stelle se ne stanno lì, molto in alto, le si ammira, ci si scalda anche a guardarle, ma le persone care lasciano un vuoto enorme ed una grande sofferenza a coloro restano e che continueranno ad amarle. E quindi bisogna esprimere la più totale solidarietà alla famiglia, agi amici ai fans.
Ora, proviamo a contare nel cielo le stelle che illuminano la nostra bella Napoli. Sono tante e luminosissime. Non è possibile contarle. Possiamo, però, provare, come fanno quelli che amano passare le notti d’estate all’aperto riconoscendo le costellazioni, osservarle e ci sentiremo come Dante davanti alla bufera infernale, quando racconta che Virgilio “più di mille ombre mostrommi e nominommi a dito”:
La prima stella è quella di Pino. È facile da riconoscere perché da ieri sera è diventata più lucente che mai. Un’altra stella è quella di Massimo. Poi c’è quella di Totò. Poi Eduardo. Ebbene molte di queste stelle, nate, cresciute, formate a Napoli, sono volate ad illuminare altri cieli.
Le famiglia di Pino ha fatto sapere che la camera ardente sarà aperta domani all’Ospedale Sant’Eugenio e che i funerali si terranno al Santuario del Divino Amore a Roma, mercoledì 7 gennaio, ma che è intenzione della famiglia trasferire le ceneri per un ultimo saluto alla città, e dalla città all’interno di una sala del Maschio Angioino.
La volontà della famiglia è sacrosanta. Pino, oltre che cantante e poeta, è un padre, e la volontà dei suoi figli non può essere discussa.
Anche Massimo morì a Roma, il 4 giugno del 1994. La storia è nota. Era nella villa della sorella Annamaria, dopo aver appena terminato l’ultimo suo capolavoro: “Il Postino”. La famiglia si era trasferita a Roma da tempo, e Massimo era vissuto nel quartiere Parioli, ma poi la scelta della sepoltura fu inequivocabile: il cimitero della sua San Giorgio a Cremano.
Sempre a Roma morì Eduardo De Filippo il 31 ottobre del 1984, nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima. Fu sepolto (come già avevano fatto i fratelli Titina e Peppino) al Verano, il cimitero comunale e monumentale di Roma del quartiere Tiburtino.
Immancabilmente a Roma il 15 aprile 1967 morì Antonio de Curtis, Totò. Anche in quel caso la scelta fu inequivocabile: dopo una semplice benedizione nella Chiesa di Santa Eligio il 17 aprile la salma partì per il suo viaggio verso Napoli. È rimasta celebre l’orazione funebre del suo amico e collega Nino Taranto nella Basilica del Carmine Maggiore davanti a oltre 100.000 persone che affollavano la piazza antistante. La salma riposa presso la Cappella della Famiglia De Curtis del Cimitero di S. Maria del Pianto, ed è una tappa obbligatoria di ogni napoletano.
Ogni scelta è stata e sarà presa in piena coscienza ed è meritevole di rispetto. Io credo che i napoletani non dovrebbero chiedersi perché alcuni napoletani scelgono di tornare a Napoli dopo morti e altri no. La domanda, semmai, dovrebbe essere perché i suoi figli migliori, le sue stelle più lucenti si sono sentite costrette di andare a brillare altrove?
Voglio ricordare anche il mio personale idolo partenopeo: Edoardo Scarpetta. Nato a Napoli il 13 marzo 1853. Dopo aver scritto le più belle commedie della storia napoletana si spense a Napoli il 29 novembre 1925. Riposa nello stesso Cimitero di Santa Maria del Pianto dove ci sono le spoglie di Totò (e di Nino Taranto e Enrico Caruso).
Hanno scelto Napoli come ultima destinazione anche grandi uomini della storia e dell’arte, non napoletani, quali Corradino di Svevia, Leopardi, il pittore spagnolo José de Ribera e soprattutto Virgilio: “tenet nunc Parthenope”!
Insomma, sembra non si possa non condividere l’opinione del Foscolo, il quale ritiene che i Sepolcri siano importantissimi per la civiltà che resta ad apprezzare i suoi modelli e che questi resteranno di ispirazioni per le generazioni a venire: “A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti”.
Amedeo Gargiulo

