William Garbutt, da allenatore a leggenda

William_GarbuttWilliam Garbutt  (Hazel Grove, 9 gennaio 1883 – Warwick, 24 febbraio 1964) è stato il primo allenatore professionista in Italia.

Un pensiero a questo grande allenatore era doveroso dal momento che è stato anche alla guida del Napoli dal 1929 al 1935.

In terra britannica da calciatore si divise tra Arsenal e Blackburn ricoprendo egregiamente il ruolo di ala destra. Un grave infortunio al ginocchio lo costrinse, però, ad abbandonare il calcio giocato a soli 29 anni.

Nel 1912 approdò a Genova dove, grazie ad un amico, eludendo alcune norme della federazione sul professionismo, riuscì a farsi ingaggiare come allenatore del Genoa Cricket and Football Club.

Guidò i grifoni fino al 1927 ottenendo ben tre scudetti. L’avventura genovese ad un certo punto fu interrotta a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale. In quel periodo decise di tornare nel suo paese per arruolarsi e combattere. Solo dopo la terribile esperienza della guerra fece rientro a Genova.

Le novità che apportò furono notevoli: in primis riuscì ad accentrare sulla propria figura le responsabilità che oggi vengono generalmente riconosciute ad un allenatore.

Contrariamente alle abitudini dell’epoca, infatti, stabiliva la formazione migliore da mandare in campo, suggeriva gli acquisti alla società, curava la preparazione atletica e tattica e favoriva il dialogo con i singoli calciatori al fine di trarne il meglio sotto l’aspetto psicologico. Inoltre, fu anche il primo ad introdurre allenamenti mirati.

Ciò che oggi si dà per scontato non lo era affatto per quei tempi. Si pensi solo che la formazione e la disposizione degli uomini in campo venivano decise dal capitano della squadra. Per questo motivo Garbutt può essere definito come il pioniere degli allenatori, nell’accezione moderna del termine.

La sua fama cresceva sempre più e nel 1927 fu ingaggiato dalla Roma dove nel 1928 vinse la Coppa Coni.

La sua esperienza nella capitale terminò nel 1929, anno in cui passò al Napoli.

Arrivò alle pendici del Vesuvio per volere dell’allora presidente Giorgio Ascarelli che sognava un Napoli capace di tener testa alle superpotenze del nord. Garbutt rappresentava l’uomo giusto per raggiungere l’obiettivo e per questo motivo il massimo dirigente decise di puntare su di lui.

Gli azzurri sotto la guida di “Mister Pipetta” (era chiamato così per via della immancabile pipa) raggiunsero il quarto  posto 1932-33 e il terzo nel 1933-34.

Nel 1935-36 provò un’avventura spagnola con l’Athletic Bilbao che gli fruttò la vittoria del campionato al primo tentativo.

La nostalgia verso l’Italia si fece subito sentire e vi fece rientro al termine dell’esperienza al Bilbao per allenare il Milan. La parentesi rossonera durò solo un anno, al termine del quale fece rientro nella sua Genova. Garbutt diventava sempre più leggenda.

Anche il secondo periodo genovese fu caratterizzato dalla guerra. Infatti, durante il secondo conflitto mondiale decise di consegnarsi alle autorità fasciste. La decisione era maturata dopo che Winston Churchill aveva ordinato che tutti gli italiani residenti in Gran Bretagna venissero arrestati e imprigionati con un “collare”. Per uno scherzo del destino Garbutt fu imprigionato nelle carceri di Marassi, a pochi passi dallo stadio che lo aveva consacrato come allenatore.

Grazie agli sforzi diplomatici della moglie Anna ed al timore dei dittatori di dover giustificare la morte di un prigioniero famoso gli fu concessa la libertà.

Successivamente la coppia girò per l’Italia fino ad arrivare ad Imola dove la moglie perse la vita in seguito a un bombardamento degli Alleati. La triste notizia fu data a Garbutt da Maria, una giovane che avevano adottato nel periodo napoletano.

Al termine della guerra Garbutt tornò sulla panchina del Genoa e vi restò dal 1946 al 1948. Dopo qualche tempo fece rientro in patria.

In seguito a una caduta divenne parzialmente paralitico e fu per questo motivo che tre dirigenti rossoblù nel 1951 lo invitarono a ritornare in Italia per organizzare una partita tra ex calciatori. L’incasso fu devoluto per intero a “Mister Pipetta” a dimostrazione del grande amore che Genova provava nei suoi confronti.

Nel corso della sua lunga carriera collaborò anche con Vittorio Pozzo che lo volle fortemente con sé ai Mondiali del ’34 e del ’38 e alle Olimpiadi del ’36.

Morì in Inghilterra il 16 Febbraio 1964 dove fu accudito fino all’ultimo istante dalla figlia adottiva Maria.

Pochi giorni fa il Genoa ha ricordato sul proprio sito ufficiale il cinquantenario della sua scomparsa. La scomparsa del primo, vero, grande allenatore.

Dario Catapano

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