Nelle prossime due settimane il Piemonte potrebbe superare l’Emilia-Romagna e diventare la seconda regione italiana per casi di positività totali al Coronavirus. Lo dicono i dati: a parità di incremento nel numero di tamponi, il Piemonte cresce a una velocità maggiore dell’Emilia-Romagna, la regione più colpita dopo la Lombardia.

La scorsa settimana ci sono stati in media 150/200 casi positivi in più giornalieri. Il Piemonte, l’11 aprile, aveva 16.008 casi totali, l’Emilia-Romagna 19.635. Il 12 aprile, i numeri dicono 16.660 contro 20.098: un divario che continua ad assottigliarsi.

La versione di Cirio

Per il presidente della Regione, Alberto Cirio, non esiste un “caso Piemonte”. Ma ammette: «Sto combattendo una guerra con l’esercito che ho trovato, fatto di uomini e donne straordinarie, ma che aveva carenze organizzative gravi. Ecco perché ci sono delle difficoltà». Il riferimento è alla bassa capacità diagnostica: l’11 aprile i tamponi effettuati erano 62.577, contro i 91.579 dell’Emilia-Romagna, il 12 aprile 66.555 contro 96.704. Lombardia, Veneto, ma anche Toscana e Lazio hanno fatto più test del Piemonte.

«Ho trovato punte di straordinaria eccellenza, ma anche criticità di strumentazioni che non c’erano e di una medicina territoriale abbandonata a se stessa negli anni. Una sanità con ospedali eccellenti – dice Cirio -, ma criticità reali». Effettivamente, il Piemonte non ha una rete di laboratori per le analisi sviluppata. «A febbraio erano due, tra pochi giorni diventeranno 20. Passare dai due laboratori ereditati a 20 è stato un lavoro enorme – spiega il presidente della Regione -, ed è il motivo per cui il Piemonte non è riuscito a raggiungere subito i numeri di tamponi delle altre regioni, ma lo ha fatto in poco tempo».

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