Cesare Prandelli si dimette da allenatore della Fiorentina e, forse, dal calcio. Un gentiluomo in campo e nella vita.
Cesare si è perso. Dalle prime impressioni queste parole sembrano essere le strofe della canzone di Fabrizio De André. Il nome diverso ci permettere di riconoscere che non stiamo parlando dell’“Andrea” del cantautore genovese, ma dell’ormai ex allenatore della Fiorentina Cesare Prandelli. Lo scorso 23 marzo l’ex c.t. della nazionale di calcio ha salutato, per la seconda volta, la città di Firenze attraverso una lettera pubblicata sul sito ufficiale della Fiorentina in cui afferma “In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono”, ma queste parole sanno anche di addio al mondo del calcio “Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne”.
Una vita nel calcio
La carriera da calciatore iniziata, nel 1974, nella Cremonese come mediano. In serie A arriva nel 1978 con la maglia dell’Atalanta, ma i titoli più importanti li vince con la casacca della Juventus dove dal 1979 al 1985 porta a casa 3 scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Campioni, una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa europea. Prandelli conclude la sua carriera da calciatore nell’Atalanta. La stessa squadra bergamasca gli dà l’opportunità di allenare le giovanili fino ad arrivare a sostituire Guidolin nella prima squadra nell’autunno del 1993. Le esperienze tra Lecce, Verona e Venezia furono il palcoscenico giusto per lanciarlo tra le big d’Italia tra cui Parma (arrivato quinto e qualificazione Coppa Uefa) e con la Roma (conclusasi prestissimo). Il progetto calcistico di Cesare Prandelli ha la sua massima espressione nella prima esperienza con la Fiorentina che nell’arco di 5 anni è riuscito a vincere una Panchina d’oro a Coverciano, una qualificazione in Champions League, dove fu eliminato dopo la discussa partita contro il Bayer Monaco. Dopo la viola arriva la Nazionale Italiana di calcio, in cui riesce a portare un importante novità come il codice etico, una serie di regole che tutti i giocatori dovevano rispettare per poter essere convocati, riuscendo a recuperare Cassano. Alla guida degli azzurri riesce a raggiungere la finale degli europei 2012, perdendo per 4 a 0 contro le furie spagnole. Anche in questo caso la carriera della Nazionale si conclude con le dimissioni dopo la brutta spedizione ai campionati del mondo 2014. Dopo, Cesare Prandelli ha cercato di muoversi in giro per il mondo (Galatarasay, Valencia e Al-Nasr), fino a tornare in Italia con Genoa e, per ultimo, il ritorno a Firenze.
Un gentiluomo nel mondo del calcio
Le dimissioni con la Fiorentina è stato l’atto finale di un uomo che aveva già lanciato chiari segnali di cedimento, soprattutto in occasione della vittoria contro il Benevento. Prandelli è sempre stato più un uomo che un allenatore, ci tiene tanto alla sua riservatezza e alla sua tranquillità. Il suo stile impeccabile e mai fuori luogo, gli ha sempre permesso di avere ottimi rapporti con tutti, accettando anche le decisioni di presidenti (Della Valle in primis) e giocatori senza mai essere polemico: un vero gentiluomo. Non è la prima volta che l’ex c.t. della nazionale ha fatto emergere un’umanità disarmante, l’ha fatto in occasione della malattia della moglie Manuela (morta nel 2007) rinunciando ad un pezzo importante della sua carriera in quanto aveva appena firmato per la Roma e che aveva commentato così negli anni successivi: “Mi stupisce ancora il clamore che ho suscitato facendo una cosa normale che chiunque avrebbe fatto, avendo in più il privilegio di potermelo permettere economicamente. Evidentemente la normalità spaventa nel mondo del calcio”. Perché ha fatto tutto questo? Perché un gentiluomo così si comporta, prima vengono i legami e le questioni personali e poi il lavoro. Con le dimissioni del 23 marzo Prandelli ci ha dato un’ulteriore insegnamento: nella vita non si deve per forza portare avanti strade che possono suscitare ansia e disturbi al nostro stato d’animo, ma bisogna tenere in considerazione la “nobile arte” della rinuncia, fare un passo indietro per poter riconoscere i propri limiti.
L’addio al calcio di Cesare Prandelli è quasi scontato, ci auguriamo che il mister possa recuperare la sua serenità e felicità. Ci auguriamo, con un po’ di egoismo, che ci sia un ripensamento sul saluto definitivo al calcio e che possa presto sedere su un’altra panchina, perché in questo calcio di “mascalzoni” c’è bisogno di più gentiluomini. “Ave, Caesar, morituri te salutant”

