L’allievo ritrova il maestro. Lorenzo Insigne e Zdenek Zeman. Uno contro l’ altro per 90 minuti. La stima è immutata. Il boemo ha modellato il campioncino di Frattamaggiore e l’ha trasformato in un diamante che abbaglia gli avversari con il suo talento. Esperienze scolpite nella memoria di Lorenzinho: due stagioni da protagonista assoluto. Foggia e Pescara le prime pagine di una carriera da predestinato. L’ incontro avviene nell’ estate 2010.
Dopo sei mesi alla Cavese, Insigne non ha dubbi e sceglie il Foggia in C. Zeman è una garanzia. Media impressionante e salto in serie B a Pescara. Il motivo? Semplice, in panchina c’ è sempre Zeman. Insigne si fida ciecamente e il successo è scontato. Lui, Immobile e Verratti, la meglio gioventù del calcio italiano sale in cattedra e regala spettacolo puro che vale la promozione in serie A. Lorenzo diventa il Magnifico: altri 18 centri all’ attivo e maglia del Napoli assicurata per il definitivo salto di qualità.
Il resto è storia recente: l’impiego a singhiozzo con Mazzarri, poi l’ esplosione con Benitez che però ha preteso un impegno maggiore in fase difensiva, concetto che nel vocabolario di Zeman non ha certo un peso specifico rilevante. “Per me è sprecato come tornante”, disse il boemo. La risposta dello spagnolo non si fece attendere dopo la rete realizzata da Insigne al Torino. “Nel calcio moderno anche i campioni devono dare una mano dietro”.
Insigne, ovviamente, non sceglie e deve ringraziare entrambi. Proverà a farlo oggi al Sant’ Elia: l’abbraccio con Zeman prima della gara (all’andata saltò il match con il Cagliari per infortunio) e poi una prodezza per consentire a Benitez di sbancare il Sant’Elia e riprendere la corsa Champions.
Fonte: La Repubblica

