L’attaccante del Napoli, Josè Maria Callejon, ha rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, parlando del suo momento ‘magico’ dentro e fuori dal campo:
“Ho una figlia di sei mesi, India, mi piace andare a cinema e ballare il flamenco. Nella mia casa suono ‘el barrio’. Mi considero un centrocampista con il vizio del gol, un giocatore molto verticale. All’inizio mi utilizzavano più come un numero ‘9’, come prima punta, poi mi spostarono sulle fasce. Ora sono abituato a quella posizione. Non vivo per il gol ed essere il capocannoniere non era il mio obiettivo, ma ho lavorato molto e ho fatto dei sacrifici per stare dove sono. Un attaccante ha più possibilità di me di fare gol, ma voglio far bene. L’impegno è tutto. Tutti i calciatori lo dovrebbero avere. Io mi alleno e gioco sempre al 100×100, gioco come se fosse l’ultima volta della mia vita, lo faccio per me, per i miei compagni e per la gente che paga il biglietto”.
In Italia è più difficile far gol?
“Si, tatticamente il gioco è molto buono, le difese sono alte e si chiudono ed è difficile trovare qualche spazio. Il calcio italiano è più difensivo e meno aperto di quello spagnolo, nel Napoli è diverso. Benitez non è per niente difensivo, ha un’idea chiara di gioco che insegna ai giocatori: stare dietro il pallone, avere possesso palla e attaccare. Infatti siamo tra i più offensivi in Italia”.
Lei è un rimpianto per il Real Madrid?
“Può essere, stavo molto bene in Spagna, ho iniziato dalla cantera ma era difficile emergere e giocare spesso. Alla fine io volevo giocare con continuità. Con Mourinho avevo un buon rapporto. Mi ha insegnato il carattere di un giocatore vincente e mi ha dato fiducia. E’ stato uno dei primi a congratularsi con me per il debutto nella Spagna”.
A 27 anni la prima convocazione in Nazionale.
“Andare in Nazionale è difficile ma ho realizzato un sogno. I miei amici mi dicevano: “perché non vieni convocato?”. Negli ultimi 8 anni la Spagna ha fatto la storia del calcio mondiale. L’illusione e la speranza di una chiamata l’ho sempre avuta. Alla fine il lavoro paga sempre. Penso che ho sempre avuto un dono: giocare bene al pallone, ma io sono uno di quelli che dopo l’allenamento rimane in campo a provare a tirare in porta e questo mi ha permesso di migliorare molto. Faccio più gol per questo e perché Benitez mi ha chiesto di essere più egoista. Ora sto cercando di migliorare con il piede sinistro”.
Il gol più bello che hai fatto?
“Quello che deve ancora venire! Però mi è piaciuto molto quello di Iniesta in Sudafrica. Io sono un fan della Nazionale e dei suoi giocatori per questo mi fa strano essere qui ma mi sto divertendo molto”.
Dichiarazioni simili rilasciate a El Mundo.
“Mi definisco un gran lavoratore, sono rapido, verticale, cerco il gol o l’assist. Ho lavorato tanto e fatto dei sacrifici per essere convocato. Del Bosque quando sono arrivato in Nazionale mi ha detto di giocare come stavo facendo a Napoli. E’ poco tempo che lo conosco ma mi trasmette tranquillità. Albiol, che gioca con me nel Napoli, mi sta aiutando con il gruppo, lui è qui da molto. Un ritorno al Real? Non lo so, ma è il club della mia vita. Benitez è un meticoloso mentre Mourinho è un gran motivatore”.

