Corbo: “È saltato subito il modello Gasperini. Tema razzismo svanito: resta un solo coro in casa Napoli…”

   
   

Antonio Corbo commenta la vittoria del Napoli contro l’Atalanta nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’:

“Il tema della serata era la crociata aperta da Carlo Ancelotti contro violenza e razzismo. È lentamente svanito. Il Napoli se n’è dato un altro, tornando nel confronto tecnico puro. Passato subito in vantaggio, vuole sostenere un esame di italiano. Interpreta il sistema che è stato il patrimonio tattico del nostro calcio. Difesa stretta e contropiede con diagonali offensive. La prima, ideata da Insigne, trova nel diabolico interno sinistro di Fabian Ruiz il gol dello sgomento per l’Atalanta.

È saltato subito il modello Gasperini. Quel controllo ravvicinato, uomo contro uomo, che ha fatto soffrire spesso il Napoli, quando Jorginho diventava una fonte chiusa, il punto fatale di criticità, il tratto del blackout. Ma quella era un’altra storia, il Napoli di Sarri è ormai un ricordo, la squadra vuol vincere piuttosto che stupire. Sono scelte. Nel primo tempo è quindi l’Atalanta ad esporsi troppo, graziata da Fabian Ruiz, stavolta di destro, il suo scarpino meno lucido che fallisce il raddoppio.

Curiosa la chiave tattica, nei flussi di gioco. Il Napoli a sinistra si difende bene e attacca meglio con Mario Rui, Fabian Ruiz esemplare mediano di inserimento, quindi Insigne teso a trascinare la squadra alla vittoria promessa. Gasperini, sorpreso da pause difensive per un reparto che stenta ad allinearsi, intravede una via d’accesso sulla destra del Napoli, dove Maksimovic stenta contro uno scatenato Duvan Zapata, quando si dice la rivincita dell’ex.

Ma anche Allan balbetta contro Papu Gomez attaccante tattico tra le linee. Gomez è in contatto con Gosens che sostiene a sua volta Zapata nel mulinello dell’Atalanta sulla sua sinistra. In quella zona ci vorrebbe il miglior Callejon. Ma c’è una sua modesta controfigura. Neanche Hamsik è quello che ha sbalordito nella sfida di Champions con la Stella Rossa, ma svolge il suo compito con solerzia impiegatizia, niente di più.

Ancelotti è ovviamente irritato per un Napoli in chiaroscuro. È franato proprio l’argine che sperava di aver eretto a destra contro Zapata, inevitabile la sostituzione di Maksimovic. Come quella di Fabian Ruiz, stella cadente dopo il luminoso avvio. Come quella nell’Atalanta di un deludente Rigoni, che aveva prodotto un solo risultato: segnalare Mario Rui come vincitore del duello.

Avrà pensato Ancelotti mille volte anche di infilare Milik, ma al posto di chi? Scelta non tecnica ma tattica. Callejon e Mertens i più opachi. Ma un’altra prospettiva sarà stata valutata e poi scartata. Affascinante poteva essere il cambio di Milik con Hamsik ormai logoro per mettere tre punte fisse contro la sbandata difesa a tre dell’Atalanta, penalizzata tra l’altro da uno stanco Palomino.

Prevale stavolta la soluzione che non ti aspetti, conoscendo Ancelotti, la scommessa è la sua vocazione. Invece no. La soluzione che sembra la più ordinaria. La meno eccitante. La più prudente. Eccola: Milik per Mertens. Una punta per una punta. Quando un grande allenatore coglie l’attimo per convertirsi: Ancelotti ha il faccione rosso di orgoglio, quando Milik gli dà ragione segnando il gol della vittoria. C’è un solo coro: il Napoli è sempre più il Napoli, e Ancelotti il suo geniale e forse un po’ fortunato comandante”.

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Carmine Gallucci

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