Diego, il calcio non potrà mai esistere senza il tuo ricordo
Fine novembre, 2020. Centro di Napoli. Improvvisamente, le strade si riempiono di bandiere e fumogeni. Arrivano fin fuori lo stadio San Paolo. Una voce argentina amica: “Ciao Antonio”. Mi giro, presto attenzione. Focalizzo e, nella meraviglia più assoluta, sgrano gli occhi: “Marò Diego! E tu che ci fai qui?” – “Passavo da queste parti, mi mancava tanto la mia città. Volevo vederla almeno un’altra volta in questa vita. Sai, Antonio, non credo che la gente si ricordi ancora di me. E tu, come stai?”
“Ora che sei qui con me, una favola!!! Ma jamme Diego, qui si parla sempre di te, del grande Diego. E ogni volta, negli occhi della gente, si nota tanta felicità intrisa di malinconia nei racconti per quei tempi andati. Noi napoletani abbiamo vissuto la tua grandezza, l’abbiamo toccata con mano, abbiamo avuto con noi il miglior 10 di sempre, il più forte calciatore di tutti i tempi.
Sei stato il riscatto sociale di due popoli: il portabandiera per gli argentini, il Masaniello per tutti noi napoletani. Sei figlio di questa città, il figlio di tutti quelli che MA CHI SI’? MARADONA?
Immaginiamo sempre di ritrovarci in quegli anni e di venirti a vedere su ogni campo. Eri la luce, la nostra fonte di ispirazione. Te lo ricordi quello stadio sempre pieno? La gente era lì per te, riempiva ogni vuoto di quei gradoni per ammirarti e raccontarti, nelle tue gesta, per tutta la settimana. La gioia della domenica, la felicità della tua vittoria, l’estasi per i tuoi gol! Si, proprio i tuoi gol. Quelli non sono mai stati banali; anche i più semplici li facevi diventare narrazione settimanale. A te bastava quel piede sinistro attaccato ad un pallone e tutto diventava magia. Un incantesimo che ha reso felice tutti gli amanti del gioco della pelota e, soprattutto, tutto il popolo napoletano.
Ci hai preso per mano, Diego, e ora ci fai camminare a testa alta. In tutto il mondo, dici NAPOLI e ti rispondono MARADONA. E’ una meravigliosa equazione dal risultato ormai troppo scontato, ovvio. Hai difeso la nostra città ed il nome di Napoli ovunque sei andato. Lo hai fatto più di chi è nato qui: sei napoletano, Maradò! E quante storie. Quanti ricordi. Quanti aneddoti. Raccontarti è come entrare in una favola per poi tuffarsi in un viaggio lungo 50 anni. Sei stato unico ed inarrivabile dall’inizio alla fine, dalla tua preghiera “Il mio primo sogno è giocare il mundial, il secondo è di vincerlo” a “Io mi sento napoletano” passando per “Gli italiani chiamano terroni i napoletani per 364 giorni l’anno e poi vogliono che tifano la nazionale”.
All’inizio eri Maradona, ma poi sei diventato Diego. L’amico, l’idolo, il calciatore, la meraviglia, l’estro, la gioia e il sogno di tutta Napoli. Vincevi ed eri felice. E la città insieme a te. Diego. Solo Diego, ovunque Diego, sempre Diego. Come in una favola.
“Ciao Antonio, adesso devo andare purtroppo. Torneremo a vincere, promesso. Lo faremo insieme, come sempre! Salutami Napoli, mi mancherà.”
“Caro Diego, chi ama il gioco del pallone deve solo ringraziarti. Il mondo e il calcio senza di te non saranno mai più la stessa cosa. Ti porti via una parte di ogni tifoso che ha vissuto quei tempi e ti ammirava con gli occhi sgranati di meraviglia: per ogni tuo gol, per ogni tuo gesto, per ogni tuo passaggio, per ogni tuo tocco al pallone, per la leggerezza con cui calpestavi i campi da gioco e che ti faceva volare dove nessuno poteva mai arrivare. E che mai arriverà. Perché tu volevi solo giocare, perché ti bastava un pallone tra i piedi e, come nelle favole, abbiamo volato insieme. Gli altri, molto probabilmente, non lo capiranno mai”.
DIEGO ARMANDO MARADONA, SEI LA FAVOLA PIU’ BELLA CHE IO RACCONTERO’.
Antonio De Nigro
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