Ad Avellino la Polizia scopre un incredibile arsenale per trasformare una partita di calcio in guerriglia urbana
ll supermarket del tifoso violento era in provincia di Avellino. Petardi, bombe carta, fumogeni e, in definitiva, tutto l’occorrente per trasformare una partita di calcio in una guerriglia urbana era in libera vendita, tramite internet, a Ospedaletto d’Alpinolo. Lo ha scoperto la polizia nel corso di accertamenti coordinati dalla procura di Torino: lo sviluppo di un processo che vede un bergamasco sotto accusa per l’ordigno scoppiato allo stadio Olimpico durante un derby della Mole della stagione 2014/15 (con undici feriti fra i supporter granata).
“Una perquisizione – ha detto in aula il pm Andrea Padalino durante l’udienza di oggi – ha portato alla luce un arsenale, tra cui figurano dieci kg di bombe carta”. Il materiale era accatastato in un locale attiguo all’abitazione di Emanuele Armellino, 30 anni, denunciato a piede libero. La Digos ha messo sotto sequestro 15 chili di merce.
“Questo – ha ancora spiegato il pm – era uno dei due canali di approvvigionamento del gruppo di cui faceva parte l’imputato”. Un piccolo gruppo di lombardi di fede bianconera, non legato alla tifoseria organizzata, che secondo le accuse si ritrovava in occasione delle trasferte della Juve per dare vita a vere e proprie scorribande. Oggi è stato interrogato l’unico a rispondere per la bomba di Torino, Giorgio Evenzio Saurgnani, 29 anni, promotore finanziario. Una figura lontana anni luce dall’oleografia del miliziano delle curve: capelli corti, barba curata, giacca casual, la parlantina sciolta ed educata di chi fa il suo mestiere. “Non siamo gente che vive di stadio. Eravamo solo degli amici che chiacchierando tra noi in chat esageravamo un pò”. Il pm gli ha mostrato le fotografie che si scambiavano su internet: c’è chi “saluta romanamente” e chi mostra un coltello. “Una parte della tifoseria juventina – ha detto Saurgnani – è di destra, ma non sono in grado di spiegare i gesti altrui. Sono comunque foto stupide di cui mi vergogno. Ho commesso gravi errori e ho fatto cose di cui mi prendo le mie responsabilità. Ma quella bomba non l’ho tirata io. Non lancerei neppure un petardo, soprattutto contro gente che non c’entra nulla. Io al massimo mi confrontavo con le mani o con le aste”.
Il pm ha fatto presente che due minuti prima dello scoppio Saurgnani mandò a un compagno il messaggio ‘tra poco boom’.
“Questa frase – ha risposto – non ha niente a che vedere con l’ordigno. Mi riferivo a quanto avviene negli stadi da dieci anni a questa parte: è risaputo che in momenti ben precisi c’è uno scambio di oggetti e bottiglie fra le tifoserie”. Uno dei giudici si è intromesso con una battuta: “Sì, ma gli oggetti che non esplodono fanno ‘toc’, non ‘boom'”
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fonte: repubblica.it

