Neres come Lavezzi: il nuovo trascinatore del Napoli di Conte
Il rendimento di David Neres sta riscrivendo la percezione intorno al suo ruolo nel Napoli di Antonio Conte. La Gazzetta dello Sport, attraverso la firma di Marco Ciriello, ha scelto un paragone pesante per raccontare la metamorfosi del brasiliano: quello con Ezequiel Lavezzi.
Il racconto parte da una constatazione: “Esaurite le penitenze del catechismo contiano, David Neres ha accelerato e preso a dribblare, ricordando a tratti Ezequiel Lavezzi e creando nuove possibilità al Napoli.”
Il doppio sigillo contro l’Atalanta ha certificato il suo momento, e se la mezza rovesciata tentata contro il Qarabag fosse finita in rete, “con un gesto da Shingo Tamai, una acrobatica mezza rovesciata”, oggi probabilmente il brasiliano sarebbe al centro della narrativa europea. Ma il volo del portiere Mateusz Kochalski “gli ha negato la sublimazione del suo nuovo status d’eroe calcistico, ombra del ricordo argentino”.
Da qui il parallelo con il Pocho, non casuale. Ciriello sottolinea come Neres abbia ereditato una caratteristica che a Napoli non si vedeva da tempo: la capacità di puntare e saltare l’uomo con naturalezza. “II dribblomaniaco brasiliano ha in comune con Lavezzi il riuscire sempre a saltare l’uomo, e questo al Napoli di oggi serviva moltissimo dopo la stanchezza di Politano su quella fascia.”
Le differenze però restano: Lavezzi era un attaccante di movimento, devastante nelle transizioni insieme a Hamsik e Cavani. Neres è un altro tipo di interprete, più leggero nei movimenti, più errante nella sua geografia offensiva: “il serpigno Neres vaga ‘solo’ da una fascia all’altra, in base alle esigenze dei cambi, ma riesce a sorprendere”.
La sua qualità, oggi, è racchiusa in quel modo imprevedibile di nascondere la palla, frenare, fingere di non partire… e poi partire davvero: “È un portatore di stupore, perché si libera col tacco, fa finta di andare, non va, e poi ci va, ritrovandosi in duello con i portieri avversari”.
Per il Napoli è una risorsa ritrovata. Per Conte, una soluzione che sta cambiando volto alla fase offensiva. Per l’ambiente, un déjà-vu carico di emozioni.
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