Rebecca Corsi, figlia del presidente dell’Empoli e responsabile del marketing della società toscana, parla di Maurizio Sarri ai microfoni de il mattino
Dal punto di vista emotivo che partita sarà per lei?
«Come famiglia siamo molto legati a Maurizio e lui è molto legato a noi. Credo anche che se non fosse stato all’Empoli, oggi Sarri non sarebbe arrivato a Napoli».
In che senso?
«Qui ha vissuto delle stagioni indimenticabili per tutti e gli è sempre stata data carta bianca per poter lavorare alla sua maniera, senza pressioni o preoccupazioni».
Ma ora siete andati avanti.
«Anche per rispetto degli allenatori che poi sono venuti dopo di lui».
Il Sarri fuori dal campo?
«Difficile da raccontare».
Perché?
«Maurizio è un professionista: ha i suoi credo e le sue convinzioni, e lavorare con lui non sempre è stato facile».
Parla dell’aspetto del marketing?
«Certo, perché è un allenatore che pensa soprattutto al campo».
Ci faccia un esempio.
«Mio padre organizzava spesso cene a casa con lui e dirigenti e ogni volta si faceva una fatica incredibile a convincerlo a uscire da casa. Anche solo per due ore. Non voleva mai smettere di concentrarsi sulla prossima partita. Una volta mi disse Rebecca, dici a tuo padre che non ce la faccio, e a quel punto l’ho tranquillizzato e gli ho detto di stare a casa e riposare».
Insomma, una persona di famiglia…
«Anche di più. L’ho sempre abbracciato in maniera totalmente familiare, come se abbracciassi uno zio. Semplicemente lo adoro: con lui mi sono sempre divertita non solo calcisticamente parlando, ma anche umanamente».
Il ricordo più divertente?
«Il primo anno di serie A arretrammo le panchine per rendere lo stadio all’inglese e a lui questa cosa proprio non andava giù, si sentiva troppo lontano dal campo. E allora, prima delle partite, tentava di avvicinarle. Si faceva aiutare dagli addetti al campo e le spostava di un metro e mezzo sperando che non ce ne accorgessimo».
Da Sarri ai giocatori che sono passati da Empoli prima di arrivare a Napoli.
«Tonelli è un fratello per me. Ci siamo sentiti per gli auguri quando è diventato papà e so che continua a farlo quasi quotidianamente con i magazzinieri e con mio padre».
E poi c’è anche Hysaj.
«Lo abbiamo visto crescere dal settore giovanile. L’altro giorno ascoltavo un’intervista e morivo dal ridere perché ha ancora un po’ di accento toscano».
Fonte: Il Mattino

