Sembra di vederlo laggiù soffocato dalla nostalgia di Napoli ma felice: Diego avrà saputo della elegante vittoria europea sul soffice Bruges, e già s’indovina il suo applauso da Dubai. Maradona ama davvero Napoli. La vocazione al protagonismo l’ha trascinato in una polemica intempestiva, si è persino ipotizzato il suo impossibile arrivo come allenatore con mezza città in delirio ad aspettarlo. Quando il calcio diventa teatrino, accade anche questo. Vulnerabile nel suo malinconico tramonto Diego ha conquistato i pagine effimere, come lo spazio di un mattino. Pagine che volano via nella notte finalmente azzurra di Fuorigrotta, dove un Napoli smontato e rimontato, tatticamente fluido, atleticamente in progresso ha subito travolto l’irrisoria terza squadra del campionato belga.
Avversari deboli non sono mai mancati, ma l’altro Napoli li graziava con sbandate e crolli nel finale. Per modesto che sia il Bruges, il Napoli l’ha dominato fino in fondo, prima con razionale aggressione, poi occupando la sua zona con lungo possesso palla. Un segnale importante. Altre prove confermeranno qualità ed equilibri, ma ieri sono emersi. Sarri ha capito di aver perso tempo con assalti troppo centrali (Higuain e Gabbiadini punte, Insigne rifinitore) per ricalcare il suo lodato 4-3-1-2 di Empoli. Modulo qui censurabile per due motivi. Rinuncia a due elementi chiave del miglior Napoli di Benitez (Callejon e Mertens) e cancella un concetto: l’ampiezza.
In una parola c’è la chiave tattica di ieri. L’ampiezza del gioco offensivo, con Callejon e Mertens esterni larghi ai lati di Higuain nel 4-3-3, ha subito slabbrato il Bruges, che schierava un quartetto difensivo molto stretto in linea rigida. Rivedete il primo gol in tv: i quattro lasciano tanto spazio in orizzontale ai due esterni del Napoli che Callejon può mirare la porta preparando come al biliardo il colpo di precisione e l’1-0. Un altro allenatore, non il leggendario ex portiere Michel Preud’Homme, avrebbe coperto meglio le fasce, persino con 5-3-2. Ma lui non cambia, e Sarri con la vittoria stampata sulla faccia severa fa schioccare la frusta, volano i purosangue Callejon e Mertens. Sembra depresso Higuain: ma sbaglia. Ha tecnica, visione, capacità di arretrare e gioco di sponda per essere l’ideale punta centrale del 4-3-3.
Il Napoli non perde mai distanze nel suo interno, segno di una fase didattica assorbita. Né abbassa i ritmi, semmai li decide. Prova questa di buona freschezza atletica. L’organizzazione, che merita conferma in un test più elevato a cominciare dalla Lazio, trova altri elementi di novità. Hysaj a destra è un sospiro di sollievo dopo aver visto l’attuale Maggio. Ghoulam crea gioco limpido sulla sinistra, più dell’ultimo Hysaj, ben si collega a Hamsik e al trotto veloce di Mertens. Al centro Koulibaly gioca la sua migliore partita a Napoli, facendo sospettare che l’anno scorso abbia scontato la mancata iscrizione al partito di maggioranza che sosteneva Britos. In mediana Jorginho oscura il recente Valdifiori, lode a Sarri che non aveva mai preferito il secondo perché suo allievo né declassato il primo. Non è stato facile riportare quasi tutti gli acquisti in panchina (Valdifiori, Chiriches, Allan) e rivalutare il Napoli che c’era. Nel calcio europeo è entrato un allenatore onesto, atteso da dure prove in una città così difficile, ma l’artigiano toscano sa essere lucido e persino saggio.
Fonte: Antonio Corbo per Repubblica
