Buon Compleanno, Diego! Oggi, il campione argentino compie 60 anni
Estate 1984. La città si risveglió sotto una giostra di bandiere e colori, prevalentemente azzurri. “Ma cosa è successo?” chiese uno dei tanti in strada che, evidentemente, non era un tifoso di calcio. “Ma come cosa è successo?” la risposta meravigliata di uno appassionato che non credeva alle sue orecchie. Mai avrebbe pensato che, in una giornata simile, ci fosse qualcuno che non sapeva dell’arrivo a Napoli di quel giocatore che da lì a poco sarebbe diventato il D10’s del gioco del pallone.
Pieno di gioia negli occhi e di una tenera emozione, dovuta al fatto che stava per rivelare un evento eccezionale, straordinario, il super tifoso esplose: “E’ successo che il Napoli ha comprato il più grande giocatore del mondo!”. Tra le due persone si creó un “feeling” improvviso, mai si erano visti prima: “Davvero? E chi è, come si chiama?”. Era ufficiale! L’altra persona non aveva mai parlato di calcio (!) o, forse, non ne aveva mai dato la giusta importanza. D’impatto, udì “Diego Armando Maradona”. E’ certo, pensó. Come poteva mai chiamarsi il più forte giocatore del mondo se non Maradona, appunto?
Mai Platinì, troppo francese; mai Zico, troppo corto; mai Rummenigge, troppo pesante; mai Junior, troppo piccolo; mai Falcao, troppo da filastrocca.
E allora Maradona! Per forza!
Chiuse gli occhi e provó ad accostare quel nome ad un volto. Sapeva solo che si trattava di un calciatore. Inizió. Riccioluto e baricentro basso. Poi lo accostó ad un colore: azzurro. Per forza, era appena arrivato a Napoli. Per ultimo, gli diede un numero: il “10”. Stava fantasticando ed il 10 era il numero giusto, perfetto: il numero “1” del più grande, del più forte, azzeccato allo “O” (zero) che quasi raffigurava la sagoma di quel Maradona; quel tondeggiante ne poteva rappresentare perfettamente la forma in mezzo al rettangolo verde. Ecco perchè proprio il 10, allora.
Era diventato fantasioso quel ragazzo che niente sapeva di pallone e di Maradona. Poi, la meraviglia: sguardo perso nei colori della città, i suoi occhi diventarono lucenti e, pieni di una sconosciuta fino ad allora emozione, cominció a spaziare sui campi di calcio mai visti e in stadi mai conosciuti. Erano colmi di bandiere azzurre sventolanti. In tutta Italia, in tutta Europa. Erano pieni di giocate, corse interminabili palla al piede, dribbling, assist, tunnel, pallonetti, finte, scivolate, tuffi nel fango, colpi di testa da fuori area, colpi di mano e di tacco. E di gol, tanti gol. Era davvero il più forte del mondo. Così gli avevano detto. Lui provava solo ad immaginare. E immaginava vittorie nel mondo, vittorie in Europa, vittorie in Italia, vittorie contro il potere. La Coppa del Mondo, la Coppa Uefa, lo scudetto. Quel calciatore vinceva sopra ogni prato, ogni campo.
Ed ha vinto anche fuori dal campo. Per strada. Negli ospedali. E’ caduto anche ma è riuscito ad alzarsi più e più volte. E ha vinto! Maradona vinceva sempre! E quel ragazzo, oggi, ha ancora gli occhi pieni di quel 10, gli occhi di una città che mai potrà scordare la coinvolgente gioia di quel giorno che ha segnato quel ragazzo senza Maradona, fino ad allora, e il gioco del pallone. La storia nella storia. Di Maradona nel Napoli. Di Maradona a Napoli. La storia che, quest’oggi, compie 60 anni.
BUON COMPLEANNO NOSTRO INVINCIBILE EROE. Con affetto.
Antonio De Nigro
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