Dopo tredici partite del Napoli di Spalletti, ci si può sbilanciare ed iniziare a parlare di Spallettismo.
Gli eccellenti, brillanti e solidi risultati del Napoli, lasciano legittima libertà di utilizzare la parola Spallettismo. Il richiamo stesso della parola porta inevitabilmente a pensare a ciò che è stato il Sarrismo, ma esistono differenze tra le due correnti.
Sarri vs Spalletti
Il termine Sarrismo è riconducibile anche all’atteggiamento di Maurizio Sarri al di fuori dal campo: le sue dichiarazioni, lo stile, il celeberrimo dito medio ed altro ancora. In campo i due Napoli si somigliano per i risultati, per il pallino del gioco, per l’attenzione ai dettagli, ma emergono differenze. Sarri faceva giocare al massimo 12 calciatori di movimento, non ritenendo all’altezza le riserve. Con lo Spallettismo invece le riserve non esistono, tutti si sentono partecipi al progetto ed entrano in campo con un piglio diverso, nessuno si sente strumento per far rifiatare il titolare. È pur vero che Sarri non aveva le cinque sostituzioni, ma bisogna sottolineare quanto fosse ampia la forbice tecnica tra titolari (titolarissimi) e panchinari. Nella rosa di Luciano Spalletti il divario più ampio lo si registra nel ruolo del capitano Di Lorenzo che vede in Zaniolo il suo diretto sostituto. Sarri è iscrivibile negli allenatori da gioco, che puntano su quest’ultimo per sopperire al divario tecnico con le avversarie. Di contro Spalletti è un allenatore da strategia, ma il suo Napoli è un fantastico mix tra gioco e strategia. Spallettismo è strategia applicata al gioco. Le differenze sono derivate anche dalle caratteristiche presenti nella rosa. A Sarri mancava certamente un Osimhen, così come a Spalletti manca un Callejon.
…. Ismo
Quando viene aggiunto “ismo” alla fine di un cognome siamo di fronte ad un evidente fenomeno di identità. Nel caso dello Spallettismo, l’identità è di gioco, ma non solo. Il Napoli trasuda carattere. È una squadra capace di non scomporsi minimamente per uno svantaggio, è conscia di essere superiore e che tale superiorità uscirà alla lunga. Il Napoli sa soffrire, soffre e vince come è successo a Cremona. Agli azzurri mancano ancora gli scontri diretti (tranne quello vittorioso contro il Milan) per sancire definitivamente la forza, anche mentale, della squadra, ma per quanto visto nel dominio assoluto del girone di Champions League, ci si può lasciare andare allo Spallettismo senza passare per pazzi o tifosi in delirio.

