Pubblicato il: 9 Giugno 2020 alle 11:58 am

La storia del Ciuccio (riapre la rubrica “Tasselli di storia napoletana”)

Dunque, dove eravamo rimasti?

Mi fa molto piacere ritornare su Forzazzurri.net e nella mia cara rubrica “Tasselli di storia napoletana” citando una celebre frase di Enzo Tortora, ritornato in Rai nella storica trasmissione Portobello venerdì 20 febbraio del 1987. È un mio modo, assolutamente non all’altezza, di rendere omaggio a un uomo che subì una grande ingiustizia, ma che con una forza ancora più grande riuscì a superarla tornando in Rai e riprendendo il discorso esattamente dove lo aveva lasciato quattro anni prima. “Dunque, dove eravamo rimasti?” significava “non mi avete fatto niente. La mia onestà ha vinto contro il male e le calunnie”. In realtà sappiamo che quei quattro anni, purtroppo, lasciarono un segno sulla salute del presentatore, tanto che scomparve poi l’anno successivo all’età di 59 anni.

Quattro sono anche gli anni che mi separano dalla rubrica (Tasselli di storia napoletana, 2014-2016) che mi ha consentito nel 2017 di diventare giornalista pubblicista. Questo è uno dei tanti motivi che mi legano in maniera fortissima a questa testata giornalistica, in maniera particolare ad Antimo Panfilo e a Dario Catapano, direttore responsabile di Forzazzurri.net. Era il 2012 quando insieme a Dario progettavamo un giornale sportivo. Da allora, otto anni fa, hanno fatto dei passi veramente grandiosi. All’affetto, dunque, devo aggiungere anche la stima per quanto hanno saputo realizzare.

Quattro anni fa lasciai la rubrica che il Napoli stava ancora cercando di superare il dramma dell’addio di Higuain, ma che stava scoprendo la vena realizzativa di Dries Mertens, che è diventato, insieme a Hamsik, il calciatore più prolifico della storia del calcio Napoli con 121 realizzazioni. L’anno dopo, invece, avremmo vissuto tutti la grande illusione dello scudetto, soprattutto dopo il gol di Koulibaly a Torino. Sogno miseramente sfumato a Firenze con un 3 – 0 ancora inspiegabile. Nel 2018-2019 sarebbe stato l’anno di Carlo Ancelotti e quello attuale è stato quello dominato prevalentemente dal covid-19.

Ce ne sarebbero state, e ce ne saranno di cose da raccontare!

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Oggi, però, voglio ricordare perché per molto tempo il ciuccio è stato il simbolo del calcio Napoli

Diciamolo subito: è stato un simbolo non sempre gradito alla società. Oggi è scomparso qualsiasi riferimento al ciuccio e anzi pare che si viva in un clima in cui del ciuccio non si debba neanche parlare. L’idea del ciuccio come rappresentante di un movimento calcistico non dà certo l’immagine di una società vincente. Questo è pienamente comprensibile. Nella sua storia solo nel 1982-1983 (l’anno di Ramon Diaz) il ciuccio aveva fatto la sua comparsa anche sulle magliette del Napoli. La lettera “N” stilizzata sul lato sinistro, proprio all’altezza del cuore riproduceva la testa e le orecchie di un asino. Il ciuccio è sempre stato un modo tipicamente napoletano di fare ironia su se stessi, di prendersi in giro. Non tutti amano l’autoironia.

Ma quando nacque esattamente questo simbolo calcistico così lontano dall’idea di una società vincente?

Dobbiamo andare molto indietro nel tempo, al 1926. I miei lettori ricorderanno che più volte abbiamo ricordato che quella data solo erroneamente è considerata la data di nascita del Calcio Napoli (Internaples? Che cosa è? e Il Napoli non ha 89 anni! Ecco perché). Infatti, nel 1926 il Presidente Giorgio Ascarelli cambiò solo la denominazione della società, da FBC Internaples a AC Napoli. L’Internaples (a sua volta nato dalla fusione della “Internazionale Napoli“ e il “Naples” nel 1922) aveva disputato già quattro campionati della Lega Sud, valevoli per la Prima Divisione, la massima competizione calcistica. Ascarelli divenne Presidente dell’Internaples nel 1925. Poiché nel 1926/1927 cambiò la formula del campionato italiano, che istituì la formula della Divisione Nazionale. Fu, per tanto, necessario modificare anche l’assetto societario della squadra, ma i calciatori, lo stadio (il campo Albricci dell’Arenaccia) e soprattutto il colore della maglia da gioco rimasero uguali. Ecco perché ritengo che la nascita del Napoli vada anticipata almeno di quattro anni.

La stagione del 1926/1927 fu per la squadra un vero disastro:

Nel girone A (vinto guarda caso dalla Juventus) il Napoli fece un solo punto su 18 partite, realizzando 7 reti e subendone 61! Il solo punto racimolato lo ottenne il 13 febbraio pareggiando 0 – 0 contro il Brescia in casa. Nonostante l’anno così disastroso la squadra non venne retrocessa perché alla Divisione Nazionale servivano anche squadre del Sud. Il Presidente Ascarelli, però, dovette impegnarsi a mettere su una squadra più competitiva.

Primo stemma del Napoli
Primo stemma del Napoli

Lo stemma di quel Napoli disastroso era un cavallino rampante, che si ergeva su un pallone su uno sfondo azzurro, a richiamare i colori della maglia.

L’idea era evidentemente quella di consegnare al pubblico l’idea di una squadra veloce e anch’essa rampante. I risultati, però, smentirono completamente questo proposito. A questo punto, però, comincia la leggenda: nei bar napoletani si raccontava di un certo Fechella, che cercava di prendersi cura di un vecchio asino pieno di piaghe e con la coda in pessime condizioni. Un giorno un tifoso del Napoli, scoraggiato dalle prestazioni della squadra partenopea affermò tra le risate generali:

Ma quale cavallo rampante! ‘Sta squadra nostra me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatré chiaie e ‘a coda fraceta” (“Ma che cavallo rampante! Questa nostra squadra sembra il ciuccio di Fechella: trentatré piaghe e la coda rovinata”).

vignetta satirica sul ciuccio
Vignetta satirica del ciuccio

Pare che la battuta ebbe così tanto successo che poi cominciarono a girare sui giornali napoletani delle vignette che riproducevano l’asino di Fechella. La gente cominciò ad affezionarsi a quell’asinello così poco vigoroso. La questione è stata molto più dettagliatamente ricostruita da Angelo Forgione nel suo Blog (https://angeloforgione.com/tag/ciuccio/).

Gli anni passarono, e il Napoli cominciò a diventare una squadra più che rispettabile, ma il ciuccio rimase il suo simbolo più rappresentativo.

Le canzoni che lo videro protagonista furono molte: nel 1965 Antonio Morese (prima di assumere lo pseudonimo di Toni Santagata, con il quale è diventato famoso) cantava per l’arrivo di Altafini e Sivori:

Ciuccio ‘e Napule fa tu/ Ciuccio ‘e Napule fa tu/ Ciuccio ‘e Napule fa tu/ nun vulimmo suffrì cchiù/ nun vulimmo suffrì cchiù/ nun vulimmo suffrì cchiù […]” Ricorda un po’ le speranze cantate in “Maradona, mò ca stai ccà/ levancille ‘o scuorno ‘a faccia a sta città”.

Nel 1970 le cose andavano meno bene e l’attore Mario di Gilio (grande amico di Totò) cantava:

E si ‘o Napule nun segna/ ‘o tifoso se fa blù / torna a casa chiano chiano / e se ‘ntosseca ‘o ragù! / torna a casa chiano chiano / e se ‘ntosseca ‘o ragù! / Ciuccio fa tu. Ah Ah Ah Ah. / Ciuccio fa tu. Ah Ah Ah Ah. / Ciuccio fa tu. Ah Ah Ah Ah“.

Che questo povero Ciuccio fosse tanto sfortunato lo dimostrò anche il fatto che proprio nella stagione 1986/1987, quella del primo scudetto, la società sportiva napoletana pensò di lanciare sul mercato una nuova mascotte: Gennarì. Pare che Gennarì abbia scippato lo scudetto al ciuccio! Sigh! Povero ciuccio! Come lancio promozionale Gennarì fu accompagnato da una bella canzone di Peppino di Capri:

Gennarì […] / vaje scetanno ‘na città / jo che so’ figlio ‘e nisciuno / nun songo ‘nu pallone / che se votta a ccà e a llà / ma che vo’ chesta Signora / ca s’affaccia tutte ‘e sere / pecché nun se ne va a cuccà?”

Nonostante lo scudetto, pochi oggi si ricordano di Gennarì, ma nessuno ha dimenticato ‘o ciuccio! Allora anche io grido: Ciuccio fa tu!

 

Amedeo Gargiulo

 

 

 

 

 

Amedeo Gargiulo

Amedeo Gargiulo

Laureato in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli nel 1997. Seconda Laurea in Storia all'Alma Mater di Bologna nel 2012. È insegnante di Lingua e Letteratura Italiana nella Scuola secondaria di secondo grado dal 2007. È giornalista pubblicista dal 2017. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo storico: "Κύμη (Cuma)" Azeta Fastpress. Si occupa di due rubriche sulla storia del Calcio: "Tasselli di storia napoletana" per Forzazzurri.net e "SINE QUA NON, siamo qui noi" per 1000CuoriRossoblu. È Presidente della Associazione Culturale Enciclomedia ODV.

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