E’ morto all’età di 81 anni Luciano Gaucci.
Personaggio vulcanico, fu prima imprenditore e dirigente e poi patron del Perugia in prima persona.
Acquistò il club umbro verso la fine del 1991, rilevando una squadra ormai abituata a barcamenarsi in Serie C1 dopo i lustri dei decenni precedenti e una società prossima al fallimento. Gaucci riuscì a riportare gradualmente il club biancorosso fino alla Serie A, non senza ombre: dopo lo spareggio promozione in Serie B vinto con l’Acireale, venne squalificato per tre anni per aver regalato un cavallo a un arbitro. Proprio il mondo dell’ippica lo aveva visto protagonista con la grande intuizione di Tony Bin, un cavallo acquistato per soli 12 milioni di lire quando era ancora un puledro e rivenduto per 3 miliardi dopo svariati successi.
E’ stato proprietario anche di Viterbese, Sambenedettese e Catania, e proprio alla guida degli etnei ingaggiò una battaglia con i vertici del calcio italiano, nel celebre “caso Catania” che portò a ribaltare la struttura del campionato di Serie B a 24 squadre. Per un breve periodo fu anche patron della società “Napoli Sportiva”, creata nell’estate 2004 dopo il fallimento della vecchia SSC Napoli e mai iscritta a campionati professionistici.
Indagato per il fallimento del Perugia, è stato poi inquisito insieme ai figli Riccardo e Alessandro per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, rifugiandosi nella Repubblica Dominicana e patteggiando tre anni per bancarotta fraudolenta e reati fiscali. Tale pena non è stata scontata grazie all’indulto. Proprio a Santo Domingo si è spento all’età di 81 anni, dopo una lunga malattia.

