Napoli tra paura e sconcerto, «IoNonRiapro» prende il volo

   

Napoli tra paura e sconcerto, «IoNonRiapro» prende il volo: i gestori di bar e ristoranti alle prese con prestiti difficili e troppe spese, non si sentono tutelati

 

NAPOLI – Aprire sì, ma si fallisce. È questo il rischio che paventano i gestori di bar e locali per il food che hanno deciso di non riaprire per il solo asporto e che sono pronti il 4 maggio anche a scendere in piazza per la campagna «Io non riapro», partita da Roma ma che sta contagiando anche il capoluogo campano.

In prima fila, come riportato dall’edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno, ci sono i gestori dei bar come Raffaele Simonte, che due anni fa decise di aprire una biocaffetteria a Bagnoli, “Caffettiamo”: «È assurdo pensare di poter aprire seguendo il protocollo della Regione, è troppo restrittivo e non conviene aprire. Ma siamo anche pronti a protestare per una richiesta di aiuto concreto, stiamo arrivando al fondo del barile e ci aspettiamo quando si aprirà anche per il consumo sul posto un calo del 50%.

Il direttore della mia banca mi ha detto che al di sotto di 10.000 euro non prendono in considerazione le richieste.Il decreto del governo sulla garanzia statale sui prestiti alle imprese prevede di parametrare la richiesta al fatturato 2018, il mio primo anno: ebbi un fatturato basso e potrei chiedere 6.000 euro, una cifra che mi aiuterebbe ma che la banca mi ha già detto che non mi darà. Intanto però continuo a pagare, ho sborsato 800 di acqua, luce e telefono, c’è l’affitto, ho due dipendenti in cassa integrazione ma una è in maternità devo pagarla io attualmente».

I conti non tornano neanche per Enzo Cavallo, del “Bahia Café” nella piazzetta che dà accesso al lungomare di Bagnoli e ai suoi locali di vita notturna. «Io a queste condizioni aprirei per fallire. Il mio bar ha spese altissime e non ho possibilità di asporto e consegna a domicilio. In due mesi ho già accumulato 10.000 euro di debiti e se riapro oggi chiudo tra un mese. Siamo aperti 21 ore al giorno – spiega Enzo – e chiaramente la sera i margini di guadagno sono più alti.

Si guadagnano 30 centesimi su un cornetto ma due euro su una birretta. Pago 3000 euro al mese di affitto e 2000 euro solo di corrente elettrica. Se pure mi spalmano l’affitto sui prossimi mesi, come faccio a pagare 3.300 euro con il calo di clienti che ci sarà? Penso che come sto subendo danni io dovrebbe subirli anche l’Enel o il proprietario del negozio, dovrebbero essere distribuiti, per questo protesto».

E anche per lui il prestito a garanzia statale sembra un miraggio: «I funzionari della mia banca – dice – mi hanno perfino detto che il loro istituto non aderiva. Ho indagato e ho scoperto che non è vero. In più colleghi mi raccontano che le banche usano la garanzia dello Stato prima di tutto per i fidi: se ne hai uno da 10.000 euro, la banca copre prima quello e poi ti dà 15.000 euro se ne chiedi 25.000. Decidono tutto loro».

Nel cuore della movida a Pozzuoli c’è il “Prime” una steak house con musica live, con il gestore Mario De Rosa che spiega: «Siamo costretti ad adeguarci perché si tratta di salute pubblica, ma così non si va da nessuna parte. Che senso ha evitare assembramenti con la movida? Il distanziamento negli eventi serali può esserci sulla carta ma in realtà sono incontrollabili, il nostro settore nasce dagli assembramenti. Non so come sarà il futuro, so che la chiusura di tanti è dietro l’angolo. E per ora so anche che abbiamo chiesto il contributo alla Regione Campania e non abbiamo ancora ricevuto risposta».

 

 

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