Prof. Rezza: “Campionato? Più avanti si può valutare riapertura a porte chiuse”

Rezza

 

Prof. Rezza sulla riapertura del campionato e tanto altro

 

Il prof. Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha parlato dell’emergenza Coronavirus a TMW  Radio  durante Maracanà. Queste le sue parole:

Abbiamo visto le polemiche ieri sulla ripresa del campionato: “Diaconale ha preso sul serio una battuta (ride, ndr). Sapendo quello che avrebbe detto Diaconale qualche ora dopo non avrei fatto quella battuta. E’ un argomento molto sensibile in Italia, quindi è chiaro che la decisione va ponderata. La gente stando a casa passerebbe anche del tempo con il calcio. Più avanti si può valutare una riapertura a porte chiuse. Siamo ancora nella Fase 1, poi sarà da valutare se ci saranno le condizioni. Il problema è che è molto complicato a pensare a dei controlli. Dovrebbero effettuare dei tamponi e servirebbe un protocollo molto stretto. La vedo dura attuarlo, ma è da valutare. Sarà una decisione difficile. Non siamo noi a decidere la riapertura dopo il 3 maggio. Noi possiamo dare solo delle indicazioni su come comportarsi”.

Si sentono tante voci. Non sarebbe il caso che parlassero meno gli altri colleghi? “Non si può mettere il bavaglio ai colleghi. Alcuni hanno dato informazioni fuorvianti, come quando si è parlato di influenza stagionale. Invece ci siamo accorti che non è così. I cinesi non avrebbero chiuso una città intera se fosse stata una banale influenza. E’ un’infezione che in una piccola parte da problemi gravi. Il virus circola molto rapidamente e crea malati, stressando il sistema sanitario nazionale”.

Come dobbiamo interpretare questi numeri? “Contagi zero non è possibile. I casi che vediamo sono una percentuale minima delle infezioni. Molti sono asintomatici e con pochi sintomi. Ora vediamo casi che risalgono a 15-20 giorni fa e per questo li vediamo scendere ancora lentamente. Probabilmente nei prossimi giorni dovremmo vedere un calo più deciso. E’ un virus che continua a circolare e arrivare a contagi zero è impossibile. In Cina hanno adottato soluzioni drastiche che hanno bloccato l’epidemia. Noi abbiamo preso delle decisioni che hanno arginato il virus. Dobbiamo convivere, cercando di non farlo correre troppo”.

Che cos’è che non ha funzionato o non sta funzionando in Italia? “In Spagna è un po’ temerario riaprire subito, hanno avuto una crisi acuta ma avevano accumulato meno casi rispetto a noi. In Germania stanno gestendo piuttosto bene la situazione, con più contagi tra i giovani e una minore letalità. La Francia ha procrastinato l’intervento di chiusura fino all’11 maggio, ma hanno avuto anche meno casi. Da noi il virus è entrato a metà gennaio. Altri Paesi come la Svezia non hanno preso provvedimenti ma forse ora dovranno cambiare rotta”.

Qual è il rischio di un contagio di ritorno? “Prima di tutto dobbiamo abbattere questo. Il contagio di ritorno è possibile, finchè continua a circolare. Se raggiungiamo il 10% della Lombardia di positivi, è tanto”.

C’è una soglia entro la quale si può ritornare a mettere in moto il Paese? “Qualcosa è stato deciso. C’è una Fase 2, a cui si guarda con trepidazione adesso. Bisognerà riavviare le attività produttive, dall’altro lato la gente scalpita ma teniamo conto che il virus resta lì e può tornare a circolare velocemente. E’ questo che mina l’economia e la libertà delle persone, non gli scienziati. Possiamo anche ricominciare, ma sapendo che si dovrà convivere con la preoccupazione di questo virus che ancora c’è”.

A che punto è il vaccino? “Ci sono già in sperimentazione umana, ce ne sono altri in fase di studio. Speriamo bene, dobbiamo capire come funzioneranno. Ci vorranno alcuni mesi per vederli in circolazione, entro fine anno magari”.

Eparina: di cosa si tratta? “Ci sono condizioni particolari in cui può essere utilizzata con profitto. Ora bisogna capire l’efficacia di questo trattamento e, sperando che non abbia effetti deleteri. In alcune persone che hanno condizioni particolari, potrebbe avere una certa efficacia. Anche il cortisone potrebbe essere usato con profitto”.

 

Prof Rezza

 

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