Riforma dello Sport – Sotto il segno di Vincenzo Spadafora

riforma dello sport

Il governo ha approvato i cinque decreti per la riforma dello sport. Spadafora: “tantissime cose diventano realtà”

Sotto il segno di Vincenzo Spadafora. Il comunicato stampa del 26 febbraio del 2021 afferma che “il Consiglio dei Ministri ha approvato i cinque decreti legislativi di riforma dell’ordinamento sportivo”. Con tali parole si è dato il via a quelle riforme che sono state tanto volute dall’allora sottosegretario con delega allo sport Giorgetti (attuale ministro dello sviluppo economico) e portate avanti dal governo Conte bis da Vincenzo Spadafora. La riforma introdotta con la Legge n. 86 del 2019 è stata approvata in extremis in quanto la delega sarebbe scaduta il 28 febbraio. Si analizzano i diversi cambiamenti apportati per il mondo sportivo:

 I dilettanti come lavoratori sportivi

Uno dei capisaldi di tale riforma è quello che riguarda la regolamentazione del rapporto lavorativo di atleti dilettanti. Infatti il decreto relativo agli enti sportivi professionistici e dilettantistici ha disposto all’art.5, su proposta anche del ministro del lavoro Andrea Orlando, una revisione riguardo la contrattualistica per l’atleta dilettante che dal 1 luglio del 2022 ha facoltà di poter stipulare un contratto di lavoro subordinato o autonomo. Questo tipo di regolamentazione della disciplina del lavoro e di quella sportiva permetterà alla grande fetta di atleti non professionisti di poter vedersi garantire le tutele previdenziali e assistenziali grazie al versamento dei contributi attraverso un vero e proprio contratto di lavoro (sia subordinato e sia co.co.co).  

Niente vincoli e pari opportunità

Un altro aspetto della riforma è stato quello di contrastare il vincolo sportivo secondo cui un atleta dilettante poteva svolgere la propria attività solo per la società per la quale era tesserato. Questo tipo di situazione ha creato molte dinamiche contrastanti tra le società e gli atleti, considerati da molti come un principio “anticostituzionale”, che impedisce a molti giovani di scegliere dove svolgere la propria attività sportiva. Con la riforma sportiva approvata dal Governo Draghi si è abolito tale vincolo e sarà pienamente attuato nel 2026. Un ultimo aspetto interessante riguarda sia la pari opportunità del mondo sportivo femminile (professionistico e dilettantistico) e sia la garanzia di diritti alle disabilità al fine di poter far svolgere attività sportiva a tutti i livelli.

Come è stata accolta?

In tempi di cambiamenti si creano sempre delle voci contrastanti tra chi è favorevole e chi non lo è. Nei giorni precedenti alle approvazioni i presidenti della FIGC, FIP e FIPAV avevano mandato una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri chiedendogli di non approvare tale riforma in quanto “siamo ben consci degli enormi problemi che le società sportive stanno affrontando. Rileviamo inoltre come due tematiche in modo particolare, quali l’abolizione del cosiddetto ‘vincolo sportivo’ e la nuova disciplina relativa al ‘lavoro sportivo’, comportino gravi ripercussioni ai danni delle società sportive che abbiamo il dovere di tutelare.”. Di altro avviso è sicuramente l’ex Ministro dei Giovani e dello Sport Vincenzo Spadafora che ha voluto esprimersi sui social, “Dopo un anno di lavoro complicato la riforma è stata approvata. Finalmente tantissime cose diventano realtà, dalle tutele per i lavoratori sportivi, al professionismo femminile”.

La riforma di Vincenzo Spadafora ha esteso la figura del lavoratore sportivo a tutti quei operatori come allenatori, atleti, direttori, preparatori e non solo di poter continuare nella passione e determinazione nello sport unita ad una contrattualistica più efficace.

Francesco Abate