Live Instagram: tutto Gennaro Scarlato sul Napoli, Gattuso, la sua carriera ed altro
Queste la sintesi testuale del LIVE Instagram di Gennaro Scarlato.
Nella tua carriera hai ricoperto diversi ruoli: qual è il tuo ruolo naturale?
“Nel settore giovanile ho iniziato da centrocampista centrale poi ho ricoperto tutti i ruoli: mezzala, trequarti, mezza punta ed esterno sinistro, quello era un ruolo che mi piaceva. Arrivato in prima squadra ho iniziato a girare, giocando indifferentemente a destra, a sinistra e al centro. I vari allenatori mi hanno utilizzato un po’ ovunque, con Rumignani più di una volta è capitato che nel primo tempo iniziavo la partita come difensore e nel secondo tempo mi schierava in attacco. Oggi in un calciatore si cerca la duttilità ma all’epoca non avere un ruolo definitivo ti creava problemi perché non eri né carne né pesce”.
In quale ruolo giocherebbe adesso Scarlato?
“Adesso faccio un campionato intersociale e mi diverto un po’ a calcetto, in queste occasioni mi piace fare l’attaccante. A tutti piace giocare in avanti, anche ai portieri. A me piace divertirmi, in un momento di svago mi piace ritornare a giocare in avanti e non tornare a fare quello che invece ho fatto per tanti anni. Il ruolo del difensore è quello più congeniale, magari l’avessi fatto in giovane età”.
Un difensore attuale in cui ti rivedi?
“Mi rivedo in Raul Albiol, che fino all’anno scorso ha vestito la maglia del Napoli. Mi rivedo in lui per le caratteristiche: molto intelligente tatticamente, bravo a guidare la squadra, abile nel leggere le chiusure e ad intervenire nelle traiettorie”.
Amarcord: la Coppa Italia Primavera vinta con il Napoli: ricordi emozioni, sensazioni e compagni di squadra
“Fu una bella soddisfazione vincere la Coppa Italia Primavera con il Napoli. Riuscimmo a battere l’Atalanta nel doppio confronto e ricordo che vincemmo 3-0 a Bergamo la gara di ritorno. In quella squadra c’erano Raffaele Longo, Dino Fava, Cimadomo e altri ottimi giocatori. L’Atalanta sulla carta aveva calciatori più forti rispetto a noi e quella vittoria fu una grande soddisfazione perchè battemmo una società che all’epoca era molto forte a livello giovanile. In panchina avevamo mister Montefusco, mentre dall’altra parte c’era Cesare Prandelli, che poteva contare su giocatori come Zauli, Natali, Carobbio che poi hanno ben figurato in Serie A”.
Come ha vissuto la tua esperienza al Chelsea?
“Chelsea è stata un’esperienza non ripetibile, era il periodo iniziale dell’applicazione della ‘sentenza Bosman’, io e l’attuale allenatore del Napoli Gattuso fummo i primi due ad andare all’estero in virtù di quella sentenza. Lui andò ai Rangers e io al Chelsea. Ma non rimasi molto, Napoli mi mancava ed avevo voglia di ritornare. Quando il Napoli mi propose il contratto accettai senza battere ciglio. Con il senno del poi dico che la scelta non è stata azzeccata, non per il Napoli ma per me che sarei potuto essere un calciatore completamente diverso. In quel momento non lo capii ma poi, con il passare del tempo e nel corso della carriera, mi sono reso conto che non c’è riconoscenza. Per una serie di contratti arrivai al Napoli in prestito e non fui mai riscattato, per questo motivo era meglio accettare il Chelsea”.
Qual è stato il tuo rapporto con la Nazionale?
“La Nazionale è qualcosa di unico e spettacolare, ho giocato in Under 17, 18 e 21 ed ogni giocatore che gioca in un club, come ultimo tassello che vuole mettere nella propria carriera è quello della Nazionale. Porto un buon ricordo della selezione azzurra, con cui ho vinto l’Europeo ed ho giocato un’Olimpiade. Sono tutte cose che restano nel cuore e nella mente. Il ricordo più bello dell’Europeo è il gol con la Bielorussia nelle qualificazioni, poi il ricordo della finale è quello che mi è rimasto più impresso, vincemmo quella partita grazie ad un gol di Pirlo su punizione. Dell’Olimpiade – racconta Gennaro Scarlato a NapoliSoccer.NET – mi è rimasta la partecipazione, non è da tutti parteciparci. Fu un viaggio lunghissimo, giocammo in Australia e fu emozionante vedere gli atleti di tutte le discipline sfilare. Mi ricordo che parlavo e mi confrontavo con atleti di altri sport per sapere qualcosa in più sulle loro discipline”.
Ulivieri, Rumignani e Ventura: che ricordi di questi allenatori e quanto i loro insegnamenti sono stati utili per il proseguo della tua carriera.
“Porto un grande ricordo di questi tre allenatori perchè hanno influito in positivo sulla mia carriera insegnandomi il gioco del calcio. Ulivieri fu il primo che mi utilizzò nel ruolo di difensore, durante il precampionato in un’amichevole contro l’Arezzo. Ero giovane e poco propenso al cambiamento per questo poi mi spostò in avanti. Ulvieri lo ricordo con tanto affetto, stravedeva per me, mi ha insegnato tutto e rivedendolo a Coverciano abbiamo rievocato i tempi che furono.
Rumignani, invece, è quello che ha cambiato il mio ruolo utilizzandomi come difensore: da lì è iniziata una nuova carriera calcistica per me. Sono ritornato in Serie A e poi gran parte di Serie B in quel ruolo. Quando mister Rumignani mi disse che potevo fare il difensore io egoisticamente risposi: “posso anche cambiare ruolo, basta che mi fai giocare altrimenti è inutile”. Con lui in quel ruolo giocai tre partite e poi venni acquistato dall’Udinese.
Ventura diede continuità a quel discorso tattico, è un allenatore che ricordo con grande affetto. Ad Udine mi ha riproposto nuovamente come difensore centrale in Serie A, poi l’ho ritrovato a Napoli”.
Boskov: un tecnico che ha puntato fortemente su Scarlato.
“Lui stravedeva per me e Raffaele Longo ma anche per Carmelo Imbriani, che arrivò dopo, e Alessandro Sbrizzo. Quell’anno sia io che Longo dovevamo giocare titolari, feci tutto il ritiro precampionato da titolare, avevo 17 anni. Alla vigilia della partita di Coppa Italia contro il Lecce, che avrei giocato da titolare, subii un grave infortunio con la rottura della tibia. Dopo essere stato fermo per sei mesi, alla ripresa subii di nuovo lo stesso infortunio e alla fine sono stato fermo due anni. Ricordo che era il primo anno in cui si mettevano i nomi dietro la maglia e la numerazione non era più fissa, presi la 17 sfidando la sorte e mi è andata male.
Gli infortuni hanno influito negativamente sulla mia carriera? Penso di si. Avrei dovuto esordire a 17 anni in Serie A ma a causa del brutto infortunio che mi ha tenuto fermo per due anni ho dovuto esordire a 19, immagina quante presenze avrei potuto fare che non ho fatto e che mi avrebbero segnato la carriera in maniera diversa”.
Reja: Qual è stato rapporto di Scarlato con il tecnico azzurro?
“Tutti pensano che io abbia avuto un rapporto contrastante con lui ma non è così. L’ho avuto anche a Vincenza a 20 anni ma lì facevo l’attaccante, poi l’ho ritrovato difensore a Napoli. Il mio rapporto è stato buono con lui, anche se qualche diverbio lo abbiamo avuto in quanto avevamo vedute di pensiero diverse. Quando chiedi ad un giocatore importante per la squadra in quel momento quello che pensa, devi anche ascoltare quello che ti dice, magari confrontarti e magari trovare la soluzione insieme. Tante volte questo non avveniva”.
Era il 2004 quando con De Laurentiis nacque la nuova era del Napoli. Erano i tempi della Napoli Soccer e ne sei stato il primo capitano. Quali sono i tuoi ricordi?
“Ho un bellissimo ricordo, sono arrivato da giocatore maturo e con più responsabilità. Ricordo ancora il primo giorno, mancava tutto ed era tutto in fase di organizzazione, non avevamo neanche i palloni ma in testa, nel cuore e nelle gambe avevamo una voglia pazzesca di fare un Napoli grande. Purtroppo la mia esperienza è durata un anno e la finale persa contro l’Avellino ha agevolato il mio addio. Potevamo vincere quella finale ma c’erano tante attenuante dato che avevamo due/tre giocatori infortunati ed anche un altro paio erano sotto tono. Il primo giorno che arrivammo non avevamo niente, se non sbaglio Montesanto aveva un pallone brutto e consumato in macchina e con quel pallone facemmo il primo torello”.
Quanto è difficile per un napoletano giocare con la maglia del Napoli?
“Non è facile per un napoletano giocare con la maglia del Napoli, tutti si aspettano sempre di più rispetto agli altri. Ho vissuto due fasi in maglia azzurra: la prima iniziale e poi nel 2004/2005, quando sono diventato capitano. Quando inizi a giocare – racconta Gennaro Scarlato a NapoliSoccer.NET – non ti rendi neanche conto che giochi nella squadra di cui sei tifoso, rappresenti la città in cui sei cresciuto. Quando sono tornato ero capitano ed avevo una responsabilità in più e mi sono reso conto di dover salvaguardare anche tante cose nello spogliatoio. Giocare nella squadra di cui sei tifoso, dove rappresenti la tua città e dove sei cresciuto è un’esperienza unica”.
Quanto manca il calcio giocato a Scarlato? Ci fai un bilancio sulla tua carriera calcistica.
“Mi Manca tantissimo il calcio, anche se ho intrapreso la carriera da allenatore ad oggi mi manca molto calcare un campo da gioco. È la stessa sensazione di quando ero un calciatore e non potevo giocare.
Il bilancio della mia carriera calcistica è positivo, giocare 355 partite tra i professionisti non è da tutti. Potevo fare molto di più per le mie capacità ma non ci sono riuscito, sia per colpa del mio carattere, non mi tengo nulla dentro, ma anche perché nel mio cammino calcistico ho incontrato molte persone poco chiare e poco umane”.
Quale giocatore ti piace del Napoli attuale?
“Nel Napoli attuale mi ha fatto impazzire, fino al periodo poco felice a livello tecnico, Koulibaly. Se lo vedi bene da vicino ti rendi conto che è un difensore di livello assoluto. Da ex giocatore e da allenatore, andandolo a vedere allo stadio mi sono reso conto che riesce a vedere e capire situazioni che gli altri non riescono neppure ad immaginare”.
Gattuso andrà via?
“Mi auguro di no, bisogna dare continuità ad un progetto, che sappiamo tutti essere partito a metà di quest’anno. Gattuso ha avuto delle difficoltà iniziali ma poi la squadra, prima che il campionato venisse interrotto, ha iniziato a giocare un buon calcio e mi chiedo perché non dare continuità al suo progetto? È normale che poi c’è bisogno che tutto vada nel migliore dei modi”.
Scarlato su quanto perderebbe il Napoli con l’addio di Mertens
“Tantissimo, lui in quel ruolo è imprevedibile, non sai mai quello che può fare: venire incontro, attaccare la profondità oppure altro. Man mano che si va avanti alcuni devono per forza andare via perché l’età calcistica sta arrivando al capolinea”.
Da difensore del Napoli chi vorresti alle tue spalle come portiere?
“Vorrei Meret in porta e la palla la giocherei io (ride – ndr). Il portiere di base deve saper parare, poi molti allenatori in questo momento prediligono la costruzione dal basso e se il portiere non sa giocare la palla con i piedi può imparare mentre se non sa parare è un po’ difficile insegnarglielo. Se hai un portiere di valore assoluto come Meret, che è secondo solo a Donnarumma, è più facile insegnargli a giocare con i piedi piuttosto che insegnargli a parare”.
Come mai non c’è nessun ex giocatore nella dirigenza del Napoli che segue la prima squadra?
“Fatta eccezione per Gianluca Grava, che è il responsabile del settore giovanile, non so perché De Laurentiis fin dal primo momento non ha mai portato nessun giocatore della sua gestione a lavorare per la prima squadra del Napoli. È una scelta che va rispettata, che possa essere sbagliata o meno”.
Come procede il campionato Under 16 del Benevento?
“Il campionato procedeva bene, venivamo da quattro vittorie di fila, tra cui quella per 3-1 in casa nostra contro il Napoli, eravamo in corsa per i play-off ma ci siamo dovuti fermare. Credo che per noi quest’anno il campionato non ripartirà più”.
Scarlato su come si costruisce un settore giovanile forte e competitivo
“Per fare un buon settore giovanile bisogna investire tempo e denaro. Il Benevento lo fa ed ogni anno che passa cerca di migliorare il più possibile. Alla fine di un’annata si analizza quello che è mancato nella stagione e cerca poi di migliorarlo nella stagione successiva. Servono tante componenti per fare un buon settore giovanili, prima di tutto individuare i giocatori di prospettiva e poi prendere allenatori capaci, che hanno fatto calcio e conoscono i calcio. Non bisogna prendere gente che vuole vincere e magari non insegna niente”.
I giovani si sacrificano poco per ottenere risultati, sei d’accordo?
“Non tutti si sacrificano per ottenere risultati. Hanno poca fame, poca voglia di sacrificio e gli piace fare tardi la sera. E’ l’evoluzione del momento attuale, ci sono tante distrazioni che distolgono i giovani dal raggiungimento degli obiettivi. Nella vita di un giovane ci deve essere prima di tutto lo studio e poi fare sport come si deve. Per far bene nel calcio bisogna avere buone capacità di base nella testa, nei piedi e in tutte quelle componenti che ti possono far fare carriera”.
Il poco sacrificio dei giovani giocatori può essere dovuto ai procuratori?
“Il procuratore è quello che ti deve dare una mano nel momento del bisogno. A mio avviso sono i genitori che rovinano le mentalità dei ragazzi. Se trovi quello forte mentalmente, manda i genitori a quel paese, quando si parla di calcio. Se trovi il ragazzo debole mentalmente, va dietro alle parole sbagliate dei genitori, che gli fanno credere di essere il campione di turno, e il ragazzo si monta la testa”.
Scarlato su quanto è importante insegnare i fondamentali ai giovani calciatori
“È importante insegnare i fondamentali ai giovani giocatori. Spesso vedo tanti ragazzi che arrivano in Nazionale, che hanno una postura sbagliata, si girano male nel vedere la palla e non sanno leggere le traiettorie e le situazioni. Bisogna battere su queste cose – spiega Gennaro Scarlato a NapoliSoccer.NET – poiché i gesti tecnici sono le cose basilari che si insegnano anche alla scuola calcio.
È vero che quando si è giovani la tattica si fa poco e piano piano inserisci qualcosa in più mano mano che vanno avanti. Cerchi di insegnare quegli aspetti tecnici che abbiamo citato prima: corsa, postura e come marcare un avversario”.
Perché con i giovani si bada già al risultato?
“Non è il mio pensiero e neanche quello del Benevento. Io sono entrato in una società modello ed antepone la crescita dei ragazzi al risultato. Questa è una cosa importante. A mio avviso man mano si creano i presupposti per raggiungere il risultato, per poter vincere devi prima spiegare ed insegnare tante cose”.
Quale squadra piacerebbe allenare Scarlato?
“Ho Napoli nel cuore e sarebbe bello completare la trafila nel Napoli: Serie A, Serie B, Serie C ed allenatore. Vorrebbe dire aver fatto veramente tutto con un’unica maglia”. Conclude Scarlato.
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