Sconcerti su Insigne: “Tentativo scolastico di un folle! Quel tiro lo provano in pochi per un motivo…”

 
 
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Sconcerti su Insigne: “Tentativo scolastico di un folle! Quel tiro lo provano in pochi per un motivo…”.. L’ editorialista de ‘Il Corriere della Sera’ commenta Italia-Bosnia, match valido per il quarto turno delle qualificazioni ad Euro 2020. Di seguito l’ analisi della gara vinta dalla Nazionale di Mancini per 2-1.

“È stata una bella partita finché la Bosnia ha avuto la forza per ripartire. Poi, col respiro grosso, ha cominciato ad accontentarsi ed è caduta su un colpo di Verratti da manuale euclideo. Questo in fondo è il vantaggio dell’Italia di Mancini: sa giocare a calcio e ha voglia di farlo, non ha paura di tentare soluzioni estreme. Il gol del pareggio, quello di Insigne, è stato il tentativo scolastico di un folle, tiro al volo da 25 metri. Lo provano in pochissimi perché non fai mai gol”.

Sconcerti su Insigne: “Tentativo scolastico di un folle! Quel tiro lo provano in pochi per un motivo…”.

“Questa Nazionale li prova perché è figlia di Mancini, un vecchio genio. Si è attaccata addosso la sua diversità, il suo piacere di divertirsi e di stupire con una tecnica da strada. Stavolta è stata anche una partita vera. La Bosnia ha la classe dei balcanici, cioè il solito misto tra l’Italia e l’Oriente con un fisico superiore.

Ci fosse ancora oggi una Jugoslavia capace di rimanere unita nel calcio sarebbe fra le prime 4 al mondo. Prosinecki, grande amico di Boban con 30 chili in più com’è suo diritto del tempo, ha messo un battitore libero a centrocampo spazzando le idee di Verratti e Jorginho. Dzeko è stato il migliore in campo. Allargando al mercato, l’unico limite di questo giocatore sono i 33 anni, il resto è ancora da fuoriclasse, con un’utilità complessiva non inferiore a quella di Ronaldo, Lukaku o Icardi. E noi? Abbiamo vinto quando non pensavamo più, abbiamo sofferto e reagito, portato un po’ di ordine su un campo che era diventato davvero una terra selvaggia.

Ci siamo confermati una squadra di talento, cosa che a me sembra già enorme visti i tempi. Dobbiamo considerare che non c’è più una squadra guida al mondo. I tanti stranieri rendono straniere a se stesse anche le squadre nazionali. Nello spazio che resta, Mancini ha trovato due idee, la giovinezza e la condanna del banale, che ci rendono almeno baldanzosi. Servirebbe una grande punta, un Belotti che cresce, un Bernardeschi che si guarda meno, un Quagliarella con 10 anni di meno. Ma è così per tutti. L’evoluzione del calcio ha dovunque chiuso lo spazio ai grandi attaccanti. Non ce n’è uno perfetto, anche senza Wanda Nara come agente”.

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