L’appello del Prof. Ascierto ai campioni dello sport

Ascierto

Il Professor Paolo Antonio Ascierto, famoso per la sperimentazione del Tocilizumab contro il COVID-19 è stato intervistato dai colleghi di Tuttosport.

Il professore ha spiegato perchè tifa Juventus ed ha richiesto un particolare aiuto per il vaccino:

Professor Ascierto, facciamo un passo indietro: come si è arrivati alla sperimentazione e al miglioramento di alcuni pazienti gravi?

«Io sono un oncologo e mi occupo principalmente di tumori della pelle e immunoterapia di tumori solidi. Questo farmaco, il Tocilizumab, lo utilizziamo per curare gli effetti collaterali dell’immunoterapia. Nell’ambito di questi effetti il distress respiratorio è simile a quello del Covid-19. Così, con il mio gruppo di lavoro di Napoli, abbiamo fatto un approfondimento per applicare le nostre conoscenze all’emergenza coronavirus che stiamo vivendo attualmente».

Come avete proceduto?

«Innanzitutto abbiamo contattato dei colleghi cinesi, a partire dal dottor Ming, con cui abbiamo una collaborazione da diversi anni, per confrontarci su questa idea. E abbiamo scoperto che si trattava dell’uovo di Colombo… Loro avevano già testato il farmaco su 21 pazienti. E di questi, ben 20 avevano fatto registrare miglioramenti importanti nel giro di ventiquattro ore. Così la mattina seguente alla conference call con Ming, assieme ai colleghi del Pascale e dell’ospedale Cotugno di Napoli, abbiamo deciso di trattare con quel medicinale due dei peggiori pazienti che avevamo in terapia intensiva in seguito al contagio da Covid-19. Nelle successive ventiquattro ore, uno di questi ha avuto miglioramenti importanti, tanto che giovedì è stato stubato e a breve verrà trasferito in reparto. Un paziente su due dal punto di vista scientifico non ha una valenza importante, sia chiaro. Però…».

Però…

«Visto l’emergenza che stiamo affrontando, e tenuto conto che l’azienda farmaceutica si è resa disponibile a mettere a disposizione il farmaco gratuitamente, abbiamo deciso di comunicare ufficialmente i nostri risultati. E subito dopo abbiamo supportato l’Aifa – agenzia italiana del farmaco – per effettuare una sperimentazione nazionale, che poi è iniziata giovedì. Nei prossimi giorni l’Aifa aggiornerà sui riscontri ottenuti».

Può essere la svolta?

«È difficile fare previsioni. Può essere una strada, ma in questo momento ne stiamo ideando anche un’altra in collaborazione con la Takis. Si tratta di un vaccino preventivo per l’infezione da Sars-Co2, che è il virus responsabile del Covid-19. Da soli non possiamo farcela. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti perché servirà un milione di euro per far partire la sperimentazione già a settembre. Colgo l’occasione per appellarmi ai campioni dello sport, del calcio e in modo particolare a Cristiano Ronaldo, che è il mio idolo e che anche in questa situazione difficile si è rivelato un esempio mondiale mettendo la salute della gente davanti a tutto».

Già, Cristiano Ronaldo, prima ancora della positività di Rugani e dello stop totale del calcio, aveva detto alla Juventus che lui non avrebbe giocato contro il Lione. CR7, con un gesto forte, voleva che anche la Champions, di fronte all’emergenza sanitaria, si fermasse e alla fine è successo.  

«Non mi stupisce, il suo gesto. Cristiano Ronaldo, oltre che un campionissimo, è un esempio di professionalità, abnegazione e solidarietà. Quando parlo con i mie collaboratori più giovani, spesso cito CR7 come modello da seguire per migliorarsi. Anche in questa circostanza così grave, Ronaldo sta dimostrando intelligenza e sensibilità. Per questo gli invio questo messaggio: “Cristiano, uniamoci per combattere il coronavirus”».

Come nasce l’idea di mettere in mostra la maglietta di CR7 nel suo studio?

«Io sono napoletano, ma tifosissimo della Juventus. Per trent’anni ho provato un pizzico di invidia nel vedere amici e colleghi del Napoli che, giustamente e con orgoglio, esponevano la maglia di Maradona. Quando è arrivato Cristiano alla Juventus, mi sono detto: “Questo è il mio turno”».

E i suoi colleghi e pazienti napoletani come l’hanno presa?

«C’è grande rivalità sportiva tra Napoli e Juventus, però le posso garantire che anche qua c’è tantissima ammirazione per Cristiano Ronaldo. Sono felice di godermelo nella mia squadra, ma è uno di quei campioni che va oltre la maglia. Devo ammettere che nel mio lavoro, essere juventino a Napoli è anche “divertente”. I miei pazienti malati di cancro mi regalano un sacco di gadget bianconeri e poi dicono quasi tutti la stessa frase: “Dottore, io il massimo sforzo l’ho fatto. Ora tocca a lei, provi a farmi guarire”. E si finisce per ridere, sdrammatizzare. Quando sarà finita l’emergenza e si tornerà alla normalità, mi piacerebbe che un bel personaggio come Gattuso ogni tanto passasse dal nostro istituto: un motivatore come lui trasmetterebbe fiducia a chi lotta contro il cancro. Intanto ne approfitto per ringraziare tutti i club Napoli che, nonostante la mia fede juventina, mi stanno mostrando solidarietà e vicinanza in questi giorni. Adesso siamo tutti un’unica squadra e il rivale si chiama Covid-19».

Perché tifa Juve?

«Pensi, oltre che essere di Napoli, sono cresciuto in una famiglia di interisti. Il mio tifo per la Juventus nasce in una circostanza particolare. Ricordo il giorno esatto: 30 gennaio 1972: Catanzaro-Juventus 1-0, gol di Mammì. Avevo 7 anni. All’epoca i giocatori non si esibivano in lunghe esultanze dopo una rete. Quella volta, invece, Mammì esplose di gioia e io lo vissi quasi come un modo di infierire sull’avversario che aveva perso. Per cui decisi di tenere per la Juve, pensando fosse la squadra più debole. Poi vincemmo lo scudetto. Il mio primo vero idolo è stato Anastasi. In seguito Platini, Baggio, Zidane, Nedved, Cristiano Ronaldo. E Dybala, che si chiama come me. Sono amico di famiglia di Raffaele Palladino, conosco bene anche Tacconi e Amoruso».

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