Cannavaro: “Sono in quarantena in Cina, ma sto bene. Ho paura per la mia famiglia, il virus è stato sottovalutato”
Fabio Cannavaro, allenatore del Guangzhou, è tornato in Cina dove tutto è cominciato. L’emergenza mondiale del Coronavirus è partita da lì, ma ora è tornato e presto inizierà il campionato. La Cina sta lentamente uscendo da questo tunnel dopo mesi di stop totale. Queste le parole a Il Mattino:
«La strada è quella cinese, non ci sono dubbi. Bisogna stare a casa, punto e basta. Poi ci sarà il tempo per tutto, anche di tornare a giocare a calcio. Ora torniamo, ma le autorità cinesi ci hanno imposto la quarantena in quanto italiani. Sembra paradossale perché dall’Italia manco da 20 giorni, ma le regole sono ancora più rigide adesso e vanno rispettate alla lettera. Il peggio in Cina è passato ma con noi, gli iraniani, i coreani e i giapponesi vogliono essere prudenti. E così per i prossimi 14 giorni dovrò stare nell’hotel del club nonostante sia negativo a ben due tamponi e pure le analisi del sangue abbiano accertato che non ho il coronavirus. Ma per loro non basta. Va bene così, perché le regole non si discutono.
Prima era una città spettrale quando sono andato via, c’è fiducia per l’Italia presto tornerà tutto normale, basta seguire le regole. Ora è tornata la vita, dal terrazzo sento le voci delle persone che passeggiano, gente che va ai ristoranti, le luci accese dei locali. L’emergenza sembra alle spalle. Ma anche a Wuhan: ho appena visto un telegiornale che mostrava le immagini delle fabbriche che riaprono.
Ho paura per la mia famiglia a Napoli. Ma con loro sono stato categorico: state a casa, non uscite. Non è una banale influenza, lo abbiamo pensato e abbiamo sbagliato. Solo così si batte il coronavirus che ha una aggressività unica. Bisogna proteggere i nostri genitori, i nostri nonni ma anche noi stessi. Andrea, mio figlio, qualche giorno fa pensava di andare a correre a via Caracciolo: ha avuto una cazziata come mai in vita sua. Su questo ha ragione il governatore De Luca.
Il calcio si è mosso in ritardo. Ora dopo l’Italia si fermano Germania, Spagna, Francia. Ma prima, dovevano farlo prima».
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