Il giorno dopo l’approvazione del decreto scuola in Consiglio dei ministri, il mondo dell’istruzione ha una convinzione: “Non si rientrerà in aula”.Lo dicono presidi, studenti, organizzazioni sindacali, famiglie ed esperti. Una constatazione alla quale segue il suono del campanello d’allarme: dobbiamo recuperare quel 20% degli studenti che è stato tagliato fuori dalla didattica a distanza. Ora è questa la partita.

“Non è più tempo per l’enfasi sulle lezioni online” urla Lena Gissi, segretaria della Cisl Scuola. “Nelle case di tutti gli italiani ci dev’essere acqua, luce e Internet, sottolinea il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. E sull’esame di maturità, che sarà fatto con un maxi colloquio qualora non si tornasse in classe, c’è anche chi come Andrea Gavosto, direttore della fondazione “Giovanni Agnelli” dice: “Potevamo non farlo come accade in Francia dove il temuto Bac non si farà”.

Dal fronte dei dirigenti scolastici c’è la preoccupazione per la ripresa dell’anno scolastico, tema affrontato anche nel Cdm di ieri mattina: “Da qui a settembre abbiamo cinque mesi, si possono fare molti miglioramenti a cominciare dagli adeguamenti infrastrutturali per portare la banda larga in ogni appartamento. Oltre alla copertura della Rete c’è il tema delle dotazioni tecnologiche: le risorse ci sono. Da risolvere anche il problema del livello di competenze dei docenti: inutile nasconderlo, non tutti sono a loro agio con la didattica a distanza”.

Più dure le organizzazioni sindacali. La Flc Cgil non ha apprezzato il mancato coinvolgimento nella definizione del decreto: “Ancora una volta il Miur sceglie la strada del non confronto, dice Manuela Calza della segreteria nazionale. “Considerata la straordinarietà della situazione di emergenza e l’approssimarsi della fine dell’anno scolastico, comprendiamo la necessità di adottare misure in tempi rapidi, ma ciò non giustifica il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali rappresentative di un milione di lavoratrici e lavoratori del mondo della scuola. Dopo il confronto della scorsa settimana, ci auguravamo che la ministra Azzolina convocasse un incontro specifico sui contenuti del provvedimento varato in Consiglio dei ministri. Ancora una volta, dunque, constatiamo con amarezza che è stato deciso di procedere unilateralmente”, sottolinea Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti.

Al netto della polemica, i sindacati puntano gli occhi sui contenuti del provvedimento adottato: “Occorre avere indicazioni chiare e precise sul tipo di didattica a distanza che si intende implementare, anche in relazione alla diversa età degli alunni. Se le condizioni sanitarie non consentiranno il ritorno sui banchi a settembre, bisognerà programmare un sistema alternativo che non può limitarsi a scimmiottare le lezioni in classe”, dice Di Meglio. Gli fa eco Manuela Calza: “La didattica a distanza in questo momento rischia di aggravare le disuguaglianze tra i ragazzi. Questo non solo in termini di disponibilità degli strumenti ma anche in termini di sostegno: penso ai bambini più piccoli della scuola primaria e dell’infanzia. Ci sono intere famiglie sprovviste dei mezzi: bisogna far fronte a questo problema attraverso un intervento economico ma anche di sostegno”.

E poi c’è il tema della valutazione. La Flc Cgil si schiera contro i voti: “In questo momento è da evitare ogni tipo di valutazione che possa classificare e quantificare. E’ il momento di parlare di valutazione formativa”. Lena Gissi, segretaria nazionale della Cisl Scuola snocciola i dati di un sondaggio che l’organizzazione sta per presentare: “Abbiamo consultato 2350 scuole. La didattica a distanza è stata realizzata da più del 98% della categoria. Abbiamo rilevato che l’attività di progettazione è infinita: si superano le 36 ore di lavoro settimanali.

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